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«Non sono tutti mostri. Alcuni credono davvero di proteggerci. O di proteggere il mondo da noi. Si chiedono: cosa succede all’arte, alla bellezza, all’amore umano se tutti diventano come noi? E se invece di evoluzione fosse solo… perdita?»
Ho scritto Il suono che divora come omaggio ai body horror e ai b-movie degli anni ’80, mescolando cinema di Tsukamoto, manga di Akira, l’estetica di Alien e la morbosità di Cronenberg, senza dimenticare l’ironia di Joe R. Lansdale. È un atto d’amore verso gruppi come Depeche Mode, The Cure, Joy Division, che hanno segnato la mia educazione sentimentale, e, a suo modo, un’opera filosofica che indaga l’identità, l’umano e il nostro rapporto con l’universo. Roberto Acerra
Un tempo i Murder Cult hanno definito l’identità di un’intera generazione con le loro canzoni synth-pop notturne. Ora Adrian Vale e Rowan Black tornano in studio dopo anni di silenzio, cercando nuova ispirazione dopo la scomparsa di Andy Hart, il terzo membro storico, deceduto dopo una lunga malattia. Ma la musica che nasce li trascina nei sotterranei più segreti di Londra, tra corridoi labirintici, corpi mutati e presenze che si sono dissolte nella materia. La Divisione, un’unità governativa che dà la caccia ai Disconnessi, incombe minacciosa, mentre i due affrontano il rischio di perdersi nel suono stesso dell’universo, quell’energia che divora chi sceglie di viverla dentro di sé. Alla fine, dopo un distacco doloroso che li porterà in due strade opposte — il silenzio da una parte, il suono assoluto dall’altra — si ritrovano, rinfrancati e umani, lasciando però il lettore nel dubbio su quale forma la loro arte saprà assumere.
| Formato | cartaceo, mobi |
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