TAXIFOLLIA

TAXIFOLLIA

Buongiorno cari lettori, abbiamo una nuova opera da proporvi, un romanzo divertente, ritmato e che tocca la realtà grazie al mezzo più utilizzato: i taxi. Così, noi vi presentiamo, TAXIFOLLIA (link), di Andrea Tabellini.

L’autore ha condiviso una intervista per permettere a tutti voi futuri lettori di approfondire questa futura avventura:

Ci puoi raccontare com’è nato questo libro e i tanti piccoli episodi che lo compongono?

Diciamo che ho una zia prestigiosa (Maria Rosa Tabellini insignita Cavaliere della Repubblica per il suo lavoro di volontariato nel carcere di San Gimignano). Nel 2017 mia zia fece uscire “A volte mi ritrovo sopra un colle: una raccolta di racconti da un carcere”. Le dissi che mi sarebbe piaciuto seguire il suo corso di scrittura nel carcere di San Gimignano ma questo comportava che uccidessi qualcuno. Chissà, magari ne sarebbe valsa la pena (scherzo). Mi mandò del materiale didattico su cui lavorare; del resto, il taxi è un punto di osservazione privilegiato e senza filtri della nostra società. Così ne approfittai per scrivere delle storie sui clienti che mi capitavano, rivisitate in chiave ironica. Ne venne fuori una sorta di “bestiario” in senso buono.

Facendo il paragone con un noto tassista interpretato da De Niro, dici che a differenza sua la tua arma è l’ironia. Pensi che sia indispensabile per sopravvivere al tuo lavoro e a certi clienti?

A mio avviso la “presa in giro bonaria” è fondamentale per sopravvivere al “tassismo” odierno. Senza ironia “Taxi Follia” sarebbe stata una raccolta di lamentele. Le stesse che ogni sera cerco di lasciarmi alle spalle quando chiudo la porta del garage, in compagnia dello skateboard e della batteria. L’ironia allevia la pressione di un lavoro che sembra semplice ma che richiede una grande dose di resistenza fisica e psicologica.

Bologna a tratti diventa Brescello e in altri momenti viene chiamata Il Regno. Come mai?

Sono molto legato ai libri di Guareschi (forse le mie prime letture) e ai film di Don Camillo e Peppone, che ancora oggi guardo volentieri. Bologna si atteggia a città metropolitana cosmopolita. Alcuni, ad esempio, usano un linguaggio english-milanese. Mi sembra che si voglia mascherare il provincialismo con questi atteggiamenti “hype”. Io preferisco vederla come una sorta di Brescello un po’ cresciuta.

Anche la nuova mobilità (fatta di bici cargo made in Danimarca e di limiti di velocità ai 30km/h) vuole rendere il paesone più simile a Copenaghen. Da qui il Regno di Danimarca con i suoi regnanti.

C’è molta musica dentro questo taxi e dentro questo libro. Che musica troviamo tra queste pagine?

Il taxi è una sorta di studio. Spesso dalla radio esce quello che poi gli ascoltatori sentiranno ad Afternoon Tunes (la mia trasmissione sulle frequenze di Radio Città Fujiko). A volte si tratta di veri e propri esperimenti sonori e i clienti sono ancora molto curiosi, nonostante le radio mainstream pensino che siano deficienti per la qualità della musica che passano.

In taxi la musica varia in base al tempo o al mio umore.

Si va dalla musica degli Sleaford Mods o degli Idles nelle giornate più rabbiose a quella reggae o deserto rock quando ho bisogno di più calma. Nelle giornate di sole autunnale mi piace ascoltare il folk americano (sembra strano ma è quello che viene più apprezzato dai clienti). Ci sono comunque dei punti fermi: Daniel Johnston, Mark Lanegan, Jason Molina e Mark Linkous. Naturalmente sono tutti morti piuttosto giovani e hanno avuto delle vite assai complicate. Forse da qui viene la vena malinconica che a volte si trova in TAXIFOLLIA.

Potete leggere TAXIFOLLIA a questo link!

Buona lettura!



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