Se non sono di qua

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Se non sono di qua

SE NON SONO DI QUA di Elena Pivetti — un viaggio tra amore, follia e realtà capovolta

Ci sono storie che lasciano cicatrici invisibili, che scavano dentro fino a cambiare la percezione stessa del reale. Se non sono di qua (link), il nuovo romanzo di Elena Pivetti, è una di queste. Dopo Come la follia nell’occhio di una donnola, l’autrice torna in libreria con una storia potente, intima e visionaria: quella di Elisa, una donna sospesa tra sogno e disperazione, incapace di liberarsi dal fantasma di un amore finito ma mai davvero concluso.

La vita di Elisa è un dialogo costante con Daniele, l’ex che continua ad abitare i suoi pensieri, le sue notti e i suoi silenzi. Realtà e immaginazione si intrecciano in un vortice di emozioni che sfiora il surreale, dove lucidità e follia si alternano senza confini netti. È un viaggio nella mente e nel cuore di una donna alla ricerca di un senso — o forse solo di sé — attraverso le macerie di un sentimento che continua a bruciare.

“Ci sono storie d’amore che non funzionano, ci spezzano, ci massacrano, eppure ci restano dentro, ci marchiano a vita…” — Elena Pivetti

Un romanzo che osa, che sfida i limiti del possibile e del dicibile, e che porta il lettore in un territorio dove l’amore diventa ossessione, il dolore trasfigurazione, la scrittura catarsi.
Con uno stile che mescola la profondità emotiva di Baricco e la tensione narrativa di Morozzi, Pivetti firma un’opera che si muove tra i generi — psicologico, surreale, sentimentale — per restituire l’essenza più autentica e contraddittoria dell’essere umano.

“Perché non ci siamo accontentati di rimanere amici?”

Da questa domanda prende forma una storia che parla di fragilità, di identità, di vuoti che divorano e di parole che, forse, riescono a salvarci.

Gianluca Morozzi, curatore dell’opera, ci presenta Elena:

Ben ritrovata in BookTribu. Il tuo secondo romanzo ci porta in direzioni diverse dal precedente, in maniera molto originale. Prima di tutto: come è nata l’idea?

È un grande onore per me far parte ancora una volta della vostra meravigliosa squadra, con un progetto ambizioso, visionario, che mi girava in testa da anni. C’è stata una separazione dolorosa, tempo fa, che mi ha devastata. Sprigionando un’energia così potente che doveva, prima o poi, essere incanalata in qualcosa di buono, qualcosa che lasciasse il segno, che facesse dire ecco, alla fine tutto serve, anche il male. Ho passato anni a chiedermi perché, come succede a tanti con il cuore spezzato, e in queste righe, c’è una possibile risposta. Che vi lascerà… senza fiato! Perché va detto che se i fatti narrati sono tutti inventati, così come i personaggi, il dolore invece, il dolore straziante di un amore che finisce e che ci annienta, quello è reale, ed è quello che ha innescato la necessità di sublimare il tutto in una storia, tanto struggente quanto folle allo stesso tempo.

Senza spoilerare nulla: avevi già in mente questo finale quando hai iniziato a scriverlo?

Ho lavorato mesi sulla costruzione del finale, volevo l’effetto UAU, volevo che il lettore sentisse il bisogno di ricominciare da capo, cercando indizi tra le righe del colpo di scena finale. Senza spoiler, da quando ho visto capolavori come Il sesto senso e Donnie Darko, mi sono detta: devo provarci anche io. Qualcosa di dirompente, folle, visionario. Qualcosa che da un certo punto in poi ti aggancia e devi leggere avidamente fino alla fine. Che rompe tutti gli schemi del racconto di una storia d’amore tradizionale. D’altronde, chi ha letto il mio primo romanzo ormai lo sa, nei miei libri niente è come sembra e i confini del razionale e del possibile sembrano lì apposta solo per essere oltrepassati. Preparatevi ad essere sorpresi, anzi no: sbalorditi!

Che genere attribuiresti a questo romanzo, che è un mix di ingredienti molto diversi tra loro?

Facciamo così, immaginiamo di avere a disposizione la telecapsula resa celebre dal film La mosca per rinchiuderci Morozzi, con la sua ironia pungente, i suoi dialoghi incalzanti, il suo stile unico che mescola il fantastico, il noir, l’horror, la fantascienza e l’umoristico, assieme a Baricco, il Baricco di Oceano mare e Castelli di rabbia, romanzi che non credo siano inquadrabili in nessun genere, visto che Baricco, con le sue suggestioni oniriche, da sempre corre da solo. Ecco, azioniamo il dispositivo, mescoliamo i DNA e cosa ne verrà fuori? L’unico genere attribuibile al mio romanzo!

Ci sarà un terzo romanzo? (e un quarto, e un quinto…)  

Mi auguro proprio di sì, visti i tanti progetti in cantiere! Sto lavorando al seguito del mio primo romanzo, Come la follia nell’occhio di una donnola, richiesto a gran voce da tanti lettori. Un seguito ancora più folle del primo, che però risponderà a tutti gli interrogativi rimasti aperti. C’è poi una raccolta di racconti sulla morte a cui lavoro da tempo, racconti che rispondono, in chiave surreale, fantastica, gotica e a tratti (quasi) horror, a uno dei temi a me più cari: cosa c’è… dopo?

Ringraziamo Gianluca Morozzi per la sua intervista. Buona lettura con Se non sono di qua (link)!



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