23 Gen L’appuntamento
Il 28 gennaio 2023 BookTribu porta in libreria Giuseppe Donato è il suo L’appuntamento (link), un romanzo da leggere tutto di un fiato, una vicenda appassionante che si svolge in pochi giorni tra i vicoli più antichi e intimi di Venezia. Con la prefazione di Heman Zed e Laura Liberale, il lettore si troverà coinvolto sin dalle prime pagine alla ricerca della verità, in un viaggio insieme ai protagonisti che lo porterà a comprendere che “tutto – l’acqua, la terra, il cielo, gli animali, le piante, gli esseri umani e le loro vicende, sono legati e parte di uno stesso grande corpo dove il male di uno è il male degli altri e l’unico modo possibile è prendersene cura, ciascuno come sa.” (l’autore).
Gianluca Morozzi ha intervistato per noi Giuseppe Donato.
L’ambientazione veneziana è una grande forza di questo romanzo. Come hai usato gli sfondi della città fino a renderla quasi protagonista?
Mi serviva un luogo che avesse in sé delle suggestioni uniche: e dove fosse normale incontrare un gabbiano. Venezia è probabilmente il posto più bello al mondo per fare il genere di incontri di cui parlo nel libro. Era però necessario evitare punti della città con caratteri troppo iconici, che in qualche modo prendessero il sopravvento sulla storia stessa. Quello che cercavo erano le vibrazioni di una Venezia intima, così quando sono arrivato in Campo S. Giacomo da L’Orio, ho capito che era l’unico posto possibile. La sua topografia, con la curvatura al centro intorno alle absidi della chiesa, i punti di accesso al campo, le panchine, i platani, i veneziani con le borse della spesa o fermi a chiacchierare, i bambini che si rincorrevano, un posto fuori dal caos della Venezia turistica. Perfetto per un appuntamento, ma anche per le osservazioni e le indagini del protagonista, per muoversi in uno spazio con la sensazione di libertà, come poi ho scritto nel libro: “ogni punto era abbastanza lontano dagli altri da essere intimo”. Anche gli elementi storici, come la chiesa di San Giacomo, fondata intorno al X secolo, una delle più antiche di Venezia, e quel che resta dell’antico Teatro di Anatomia, si sono amalgamati con discrezione all’interno della trama. In generale ho utilizzato questa location come il set di un film dove girare la maggior parte degli interni ed esterni.
Il gabbiano che crea una svolta iniziale nella vicenda è un simbolismo o un semplice motore della trama?
Il romanzo nasce a Padova nel lontano 2017, dalla foto di un gabbiano che trascina un sacchetto di spazzatura. L’Immagine era stata utilizzata durante una lezione del Corso di Scrittura Creativa. Questa la scintilla, dentro la quale c’era solo istinto, i primi accordi. Quindi nessuna motivazione specifica, nessun argomento, problematica sociale o esistenziale parte di un progetto. Tutto questo è venuto dopo, durante la costruzione. Se all’inizio il gabbiano è, come dici, l’elemento che crea la svolta iniziale, strada facendo diventa uno dei punti essenziali della storia, l’alter ego del protagonista. Lo definirei il punto di congiunzione tra tutti gli elementi della storia, con un ruolo, che spero, i lettori troveranno sorprendente.
Come definiresti questo romanzo, se dovessi inquadrarlo in un genere?
Il dover inquadrare questa storia in un genere predefinito mi provoca un leggero effetto claustrofobico, ma non potendo farne a meno, ti risponderò “Romanzo di Formazione”. Anche se, solitamente questo genere racconta l’evoluzione di un personaggio in un tempo piuttosto lungo, potrei citare “Educazione Sentimentale” di Flaubert, o “Il Giovane Holden”, o ancora Calvino con “Il Barone Rampante”. Nel caso de L’appuntamento, si tratta di una accelerazione nella vita del protagonista e nella sua evoluzione interiore, che si sviluppa in una decina di giorni, integrando elementi soprannaturali a quelli di una indagine.
Se dovessi definire questa storia direi “Un romanzo di mutua salvezza” o ancora “Un romanzo di risalita dalle tenebre e di pacificazione”.
Quali sono i tuoi riferimenti letterari? Autori e autrici viventi e non viventi.
Mi piace considerare quelli che in qualche modo hanno influenzato la scrittura di questo romanzo. Per cui comincerei con Cormac McCarthy e in particolare Oltre il confine, che ho fatto diventare parte integrante della storia. L’ho trovato perfetto per la purezza, il senso di giustizia con cui parla della vita, della morte, del dolore e il suo fondersi con la natura e il mondo, con la forza che riconosciamo a questo autore.
Un altro è Alessandro Baricco, e un libro in particolare Mr. Gwin – per l’originalità della storia, l’eleganza e la delicatezza della scrittura. E poi Calvino, da cui ho attinto certi aspetti surreali e poetici dalla forte carica simbolica, che ho utilizzato in questo romanzo. Concludo con Roberto Bolaño, per il quale ho un amore particolare, per il suo scrivere denso e implacabile come una colata lavica, i personaggi a volte feroci, deliranti, patriottici.
Ringraziamo Gianluca per averci fatto conoscere Giuseppe. Buona lettura con L’appuntamento (link)!