Il diario di una vita

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Il diario di una vita

Ci sono libri che non raccontano una storia, ma un’intera vita vista da lontano, quando il tempo ha già fatto il suo lavoro e ogni episodio trova finalmente il proprio posto. Il diario di una vita (link) di Sante Schiroli nasce proprio da questa distanza: quella dei settantacinque anni, dell’esperienza sedimentata, del “senno di poi” che trasforma i ricordi in consapevolezza.

Al centro del libro c’è Sandro, protagonista immaginario solo nel nome, la cui esistenza viene affidata alla voce di Etna, uno scrittore incaricato di ricostruirne il percorso. Ma presto è chiaro che questa è una finzione trasparente: ciò che conta non è chi racconta, bensì lo sguardo con cui si guarda indietro. Uno sguardo lucido, talvolta indulgente, talvolta severo, sempre profondamente umano.

Il diario di una vita è un esercizio di memoria attiva. Non nostalgia fine a se stessa, ma un ritorno consapevole a ciò che è stato, per comprendere ciò che si è diventati. I ricordi affiorano come accade realmente con il passare degli anni: in modo imprevedibile, dettagliato, spesso più vivido del presente. Ed è proprio in questa apparente casualità che si aprono riflessioni su scelte fatte, occasioni mancate, risposte che allora non c’erano e che oggi, improvvisamente, sembrano evidenti.

“Ritornare è come ricordare per non dimenticare mai quel profumo dei tigli in fiore.”

Il libro si muove sul confine tra diario, romanzo e riflessione esistenziale, e utilizza la scrittura come strumento per rimettere ordine, dare senso, chiudere cerchi rimasti aperti. Le tematiche affrontate — il tempo che passa, l’identità, la memoria, il giudizio su se stessi — parlano a lettori di ogni età, perché tutti, prima o poi, si trovano a fare i conti con la propria storia.

Il diario di una vita non chiede di essere letto con fretta. Chiede attenzione, silenzio, disponibilità a riconoscersi in un altro per incontrare, pagina dopo pagina, parti dimenticate di sé. È un libro che non cerca l’effetto, ma la verità che arriva quando si ha il coraggio di guardarsi indietro senza rimpianti inutili, ma con comprensione.

Gianluca Morozzi, curatore della collana BLACK-OUT e dell’opera, ha intervistato per noi l’autore.

Benvenuto in BookTribu. Ci vuoi raccontare come è nata l’idea di scrivere questo libro?

L’idea è nata dai ricordi che, a una certa età, affiorano alla mente con una dovizia di particolari che li fanno apparire come se fossero contestuali e, allo stesso tempo, reali.

Quali sono i libri che ti hanno formato come lettore e come scrittore?

Le mie letture sono state variegate e hanno coperto più autori con differenti tematiche e generi letterari. Solo per citarne alcuni: dal fascino delle dottrine orientali di Terzani, che grazie alla loro spiritualità mi hanno particolarmente stregato, alla narrativa fantasiosa di Ammaniti, alle storie della mia Bari narrate da Carofiglio, in cui mi sono ritrovato molto, all’ironia di Faletti, ai romanzi di Follet e ai gialli in genere…insomma, un po’ di tutto e di tutto un po’. Una lettura così variegata non ha inciso in modo specifico sulla mia formazione ma mi ha, talvolta, solo entusiasmato. Casomai la lettura, in generale, ha sicuramente contribuito a perfezionare il mio lessico e il mio linguaggio narrativo oltre ad alimentare la mia fantasia.

Una domanda che immagino i lettori ti faranno: quanto c’è di vero e quanto di romanzato nelle vicende del protagonista del tuo libro?

Nel mio diario non c’è nulla di romanzato né nei contenuti né, tantomeno, nei protagonisti, è un vero e reale diario. L’unica nota immaginaria sono i nomi degli attori, completamente inventati, dallo scrittore Etna al protagonista Sandro. Non volevo che nessuno si potesse riconoscere attraverso il proprio nome ma potesse invece leggere il racconto in modo impersonale, così da poter intercettare se stesso in un ignoto personaggio.

Hai in mente un seguito di questo diario di una vita, o comunque qualche nuovo romanzo?

In effetti sto già scrivendo un altro libro che tratta argomenti vari in cui mi cimento in un insolito ruolo da opionista. Sono già a buon punto e penso di aver fatto un buon lavoro.

In merito a un Diario 2, ci ho già pensato: credo che lavorerò su argomenti non trattati nel primo ma altrettanto rilevanti, oltre a completare con tutti gli anni che rimarranno dai 75 fino a… data da destinarsi.

Ringraziamo Gianluca Morozzi per la sua intervista.

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Buona lettura con Il diario di una vita (link)!



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