23 Gen Il codice del controllo
Viviamo nell’illusione di scegliere. Ogni giorno clicchiamo, scorriamo, accettiamo, decidiamo. Ma cosa accade se qualcun altro — o qualcosa — conosce le nostre decisioni prima ancora che prendano forma nella nostra coscienza? Il codice del controllo (link) di Fausto Piccinini parte da questa frattura inquietante: il sospetto che la libertà, così come l’abbiamo sempre intesa, stia diventando una variabile calcolabile.
Al centro del libro c’è una figura tanto invisibile quanto decisiva: il gemello digitale. Non un semplice profilo, non una raccolta di dati, ma una simulazione predittiva in continua evoluzione. Un Doppelgänger di codice che ci osserva, apprende, anticipa. Un’entità che non si limita a descriverci, ma che viene utilizzata per orientare i nostri comportamenti, le nostre emozioni, le nostre scelte.
Piccinini accompagna il lettore dentro l’architettura del nuovo potere algoritmico: dai data broker ai sensori biometrici, dalle smart cities alla profilazione comportamentale più sofisticata. Un sistema che promette ottimizzazione, sicurezza, personalizzazione totale — e che proprio per questo rischia di trasformarsi in una gabbia dorata, dove l’efficienza prende il posto dell’autonomia e la previsione sostituisce il libero arbitrio.
“Se un algoritmo conosce la tua prossima mossa prima ancora che tu la pensi, sei ancora libero di decidere?”
Il codice del controllo non è un pamphlet tecnofobico né un manuale tecnico. È una riflessione civile, urgente, che chiama in causa la responsabilità individuale e collettiva. L’autore non invita alla fuga dalla tecnologia, ma a un atto più complesso e necessario: riportare l’essere umano al centro, non come dato da elaborare, ma come coscienza da difendere.
In un’epoca in cui la nostra versione digitale rischia di diventare più “reale” di noi per i sistemi di potere, questo libro si inserisce come una voce lucida e controcorrente nel dibattito contemporaneo. Una voce che chiede di fermarsi, capire, fare domande. Perché la prima forma di resistenza non è la disconnessione, ma la consapevolezza.
Con Il codice del controllo, BookTribu aggiunge alla collana Voci in coro un testo che non si limita a raccontare il presente, ma lo interroga. E ci costringe a chiederci, senza scorciatoie: siamo ancora gli autori della nostra vita, o siamo diventati il prodotto finale di un esperimento perfettamente riuscito?
Approfondiamo la conoscenza di Fausto Piccinin e della sua opera grazie a questa breve intervista, introdotta dal quesito: Siamo noi o i nostri Doppelgänger? Avviamoci insieme in una conversazione con l’ombra digitale”
Ciao Fausto, benvenuto nuovamente in Voci in coro, la collana di BookTribu dedicata alle narrazioni che scandiscono il nostro tempo. Oggi ci confrontiamo con un tema che riguarda tutti noi, direttamente nello schermo che stiamo guardando. Abbiamo “interrogato” il testo de Il codice del controllo per capire cosa ci aspetta.
Il tuo libro parla di “Doppelgänger”. È un termine che evoca il gotico, lo spettrale. Perché usarlo per la tecnologia moderna?
Perché è l’unica metafora che rende l’idea di espropriazione. Il Doppelgänger nel folklore portava sfortuna o morte. Nel nostro tempo, il gemello digitale porta la prevedibilità. Non è un fantasma, è un calcolo matematico che cammina accanto a noi. È l’entità che Google, Meta o le assicurazioni usano quando interagiscono con il “tu” reale. È inquietante perché è costruito con i nostri dati, ma il suo scopo non è rispecchiarci, ma modificarci.
Nel libro parli di un salto qualitativo: dal “cosa abbiamo fatto” al “cosa faremo”. Puoi spiegare?
È il cuore del problema. La vecchia profilazione guardava la tua cronologia: “Ha comprato le scarpe”, “Ha cercato una ricetta”. Era statica. Il nuovo ordine globale si basa sulla simulazione predittiva. Il gemello digitale non registra il passato, costruisce scenari futuri. Risponde alla domanda: “Se aumento di poco il suo livello di stress adesso, comprerà questo prodotto tra due ore?”. Siamo passati dall’essere osservati all’essere sperimentati.
Ma questo sistema non ci offre anche vantaggi? Medicine preventive, città più sicure?
È esattamente la trappola della “vetrina” che descrivo nel terzo capitolo. Offrono un’utopia di efficienza e sicurezza. È un cavallo di Troia. Certo, la medicina predittiva può salvare la vita, ma se quegli stessi dati sono usati da una compagnia assicurativa per raddoppiare il tuo premio o da un datore di lavoro per non assumerti, cosa abbiamo perso? Abbiamo scambiato il diritto alla privacy e all’errore per una sterile efficienza algoritmica.
Perché un libro come questo in una collana come Voci in coro?
R: Perché Voci in coro non parla solo di molte voci, ma di voci che si alzano insieme su temi cruciali. Piccinini non offre un manuale tecnico, ma una riflessione civile. Questa voce unisce il lettore in una consapevolezza condivisa. Ci dice che la resistenza non è disconnettersi, ma riconnettere la propria coscienza.
Quindi, cosa dovremmo fare domani mattina?
Iniziare a fare domande. Chi possiede i miei dati? A quali test sono sottoposto? Dobbiamo smettere di comportarci come gabbiani attratti dall’oggetto luccicante dell’immediato e tornare a essere piloti della nostra esistenza. Leggere questo libro è il primo passo per svegliarsi dalla simulazione.
Buona lettura con Il codice del controllo (link)!