I fantasmi della pineta

I fantasmi della pineta

Fabio Brinchi, con I fantasmi della pineta (link) ci consegna un giallo dalle tinte noir che sa fare breccia per l’originalità dei personaggi, della trama e della svolta.

Un giorno a settimana Leonardo ha un impegno fisso. spostarsi dalla sua periferia di case popolari dove convive con il suo fidanzato storico, Roberto, e raggiungere la zona ricca, con le ville, i giardini e le piscine. Qui lo aspetta un uomo ricco e potente, il “Vecchio”, un personaggio ambiguo e viscido, che lo paga in cambio di fugaci e tristi incontri sessuali.

Quando il “Vecchio” sparirà, la vita di Leonardo subirà una lenta, ma inesorabile discesa agli inferi.

I fantasmi della pineta. è un noir denso, particolare e tagliente, quindi perfettamente in linea con la filosofia di POLAR, collana curata dallo scrittore Paolo Panzacchi.

Spesso le storie intriganti come quella che c’è dietro a I fantasmi della pineta le possiamo trovare nella cronaca o in qualche penna magica di autori di grande mestiere. Come ti è venuta a trovare la storia di Leonardo?

Questo romanzo è nato quando, per caso, mi sono imbattuto in un sito internet, molto amatoriale, dove qualcuno aveva elencato tutti gli omicidi contro persone omosessuali e transgender avvenuti in Italia fra gli anni Quaranta e i primi Duemila. Un elenco lunghissimo, storie quasi tutte irrisolte, su cui si è indagato sempre poco o nulla perché né le autorità né l’opinione pubblica aveva interesse a occuparsi di “diversi”, “malati” e “pervertiti”. Partendo da quel sito ho gradualmente approfondito l’argomento e ne sono rimasto profondamente colpito. In primo luogo perché di queste storie se ne parla pochissimo, anche all’interno della comunità LGBTQ+, sia perché è sconvolgente pensare a quante vite siano state ingiustamente spezzate solo perché nate con un orientamento sessuale o un’identità di genere minoritaria. Ho letto gli articoli dell’epoca che ne parlavano, usavano toni come “torbidi ambienti omosessuali”, non c’era alcuna empatia verso le vittime, alcuno sforzo di comprensione. C’era solo il giudizio e la condanna morale anche quando queste persone sono state uccise da chi disprezzava le loro vite. Pochi sanno che uno dei più noti serial killer italiani, la coppia di assassini che si firmava Ludwig, ha ucciso diverse persone omosessuali perché dovevano, cito le testuali parole, “pulire il mondo”.

Il delitto che apre il romanzo è chiaramente inventato ma ispirato a queste vicende, dai dettagli che ho scoperto nelle mie ricerche. Giugno è tradizionalmente il mese del Pride, il mese in cui si ricordano le rivolte della comunità queer di New York da cui ha avuto inizio la liberazione sessuale. Mi piace molto che il romanzo esca in questo mese così significativo, io mi auguro che cresca la consapevolezza su quanto dolore e quante vite innocenti siano state spezzate per la sola colpa di esistere. Anche se nelle pinete forse non muore più nessuno la violenza e il pregiudizio restano molto forti, episodi di aggressione fisica o psicologica sono all’ordine del giorno, i centralini dei vari call center contro l’omofobia faticano a gestire l’enorme mole di chiamate e segnalazioni che ricevono. C’è ancora tanto lavoro da fare per raggiungere la piena uguaglianza.

La figura del “Vecchio” è ben strutturata e sembra uscire da un film di una sorta di Hollywood decadente o di una Roma godereccia e compiaciuta. Come lo hai costruito?

Qualche anno fa mi capitò per caso di conoscere un ragazzo che faceva lo stesso mestiere di Leonardo. Solo che a differenza del nostro protagonista che vive la cosa in maniera tormentata e con un grande rifiuto, questo ragazzo viveva il tutto con molta tranquillità e raccontava, senza farsi troppi problemi, dei suoi clienti, quasi tutti molti avanti negli anni, delle loro richieste e del fatto che spesso cercassero più affetto che veri e propri rapporti sessuali. Ecco posso dire che il Vecchio sia nato proprio ascoltando i racconti di quella sera.

Ne I fantasmi della Pineta sei stato molto abile a gestire il passato e il presente, con il primo che apre il romanzo e che, spesso ritorna. Nella tua esperienza di autore, in questo caso e anche nella tua scrittura, quanto conta il passato dei protagonisti di ciò che racconti? In alternativa, ritieni possano essere altrettanto efficaci storie nate, cresciute e consumate nel giro di pochi giorni?

Nel romanzo ho voluto confrontare due storie, mi piaceva l’idea di un confronto indiretto fra i gay degli anni settanta e quelli di oggi. Il presente esiste ed esiste in un certo modo perché esiste un passato che ha condotto la storia in quella direzione. Questo vale chiaramente nella realtà ma vale anche nella funzione letteraria. Poi ci sono storie che si possono consumare nel giro di pochi giorni e storie che hanno bisogno di intrecciarsi con il passato ma per scrivere una storia, per costruire una trama o dei personaggi secondo me è necessario lavorare anche sul pregresso, sul cammino che hai portato questa storia o questo personaggio ad agire così.

In questo romanzo hai saputo mischiare in maniera sapiente sia il giallo che il noir, da lettore cosa preferisci e perché?

Sinceramente da lettore li amo entrambi, anzi amo tutto ciò che è misterioso, amo anche quei generi dove diversamente dal giallo o dal noir la soluzione del mistero sfocia fuori dai confini della realtà, nel paranormale, nella magia, nella fantasia, nell’immaginario. Il mio giallo preferito è un classico, “Dieci piccoli indiani”, ogni volta che lo rileggo resto affascinato dalla genialità di quella storia, dal meccanismo perverso che la Christie ha saputo creare, con questi personaggi che muoiono uno dopo l’altro come nella macabra filastrocca che apre il romanzo. Da brividi, davvero.

Ringraziamo Paolo Panzacchi per la sua intervista all’autore. Buona lettura con I fantasmi della pineta (link)!



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