07 Gen FAIDA
Inauguriamo il nuovo anno con la pubblicazione di un romanzo che affronta tematiche umane e sociali. Faida (link) di Giuseppe Sanò rappresenta una sfrenata corsa contro il destino di un giovane ragazzo calabrese che sarà costretto a cambiare vita per scappare dalle ombre del passato che inseguono la sua famiglia.
Pubblicato per la collana BLACK-OUT, curata da Gianluca Morozzi, l’opera si propone di realizzare un efficace quadro dell’eterna dicotomia tra bene e male, esplorando l’animo umano come la più autentica testimonianza della fragilità di questa opposizione, in un racconto intrecciato di speranza e disperazione, passato e futuro.
Gianluca ha intervistato per noi l’autore Giuseppe Sanò.
Ci racconti il tuo percorso di scrittura, dalla poesia alla narrativa a questo romanzo?
Scrivo in versi da sempre. È la mia àncora ed il mio ponte fra la sfera emotiva e quella razionale: credo nella capacità della poesia di cogliere la profondità delle vicende umane.
A volte, però, la complessità della storia che si vuole raccontare richiede un approccio più “orizzontale”, rappresentabile e rappresentato (a mio parere) dalla scrittura in prosa.
Questo romanzo prosegue idealmente il percorso iniziato nel 2022, con la pubblicazione di una silloge poetica scritta con la mia compagna. Al centro di entrambe le opere si trovano quelle persone che vengono travolte da un destino apparentemente ineluttabile, ma che conservano e tramandano al mondo la propria traccia umana.
Com’è nata l’idea di questo romanzo?
Era un momento difficile della mia vita, cercavo conforto negli infiniti mondi che la lettura e la scrittura possono offrire. Così, una lunghissima notte di marzo, mi è apparsa un’immagine prepotente nella mente che chiedeva di essere trasposta su un foglio. Ho iniziato a scrivere e ho continuato fino all’alba (perché, come suggerisce Vasco, è meglio scrivere in fretta, altrimenti le parole svaniscono).
Dopo le prime pagine non ero convinto di dove volessi condurre il protagonista e la storia. Poi, con il passare dei giorni, ho capito che quel racconto era dentro di me da sempre, aspettava solo di trovare la sua forma.
C’è un messaggio che senti di aver lanciato con Faida?
I temi affrontati sono molteplici (mafia, droghe, il rapporto padre-figlio, amore, amicizia ecc.), ma non ho la presunzione di sintetizzare gli intenti del romanzo in un messaggio preciso, trattandosi di argomenti dalle mille sfaccettature.
La volontà è quella di rappresentare il conflitto umano che vive ognuno di noi, scrutando quest’ultimo dal prisma del contesto mafioso e dal caleidoscopio dei “paradisi artificiali”, meta consueta per chi cerca di colmare certi vuoti ancestrali.
Il fatto di avere scelto la ‘ndrangheta come “osservatorio” per raccontare questi contrasti interiori è dato sì dal fatto che è un fenomeno che, a suo modo, mi affascina, ma è anche perché i suoi aspetti tribali, tutt’oggi presenti nei suoi gangli vitali, fanno emergere i tratti più profondi e indicibili dell’essere umano.
Progetti futuri?
Penso si sia capito quanto mi interessi indagare sulla profondità del nostro animo e, per farlo, voglio continuare a studiare, su fronti diversi, per poter raccontare, prima o poi, un’altra storia.
Buona lettura con Faida (link).