DODICI ATTESE

DODICI ATTESE

Vi presentiamo DODICI ATTESE di Giuseppe Viroli (link), Romanzo finalista del 9° Concorso letterario nazionale di BookTribu, vincitore della menzione speciale per Antologia di racconti.

Motivazioni della giuria:

Un’opera che sfrutta l’antica e benemerita forma del romanzo a cornice, dando vita a una miriade di situazioni, di racconti nel racconto, di brillanti invenzioni e di personaggi fantasiosi. Il tutto aspettando una sorta di Godot in una sala d’attesa che sembra il purgatorio.

Abbiamo intervistato Giuseppe che ci ha presentato così la sua opera:

Com’è nato il progetto di questo romanzo?

Negli ultimi dieci anni ho scritto, oltre a storie progettate e compiute, abbozzi di racconti o di romanzi senza un preciso perché. Magari novanta pagine senza conclusione. Oppure, frattaglie narrative. Così diverse da mettere in dubbio la loro paternità, o l’integrità psichica dell’autore. “C’è un senso a questo  pot pourri?” mi chiedevo. “Certo, il pot pourri” mi rispondevo. No, troppo facile.

A gennaio di quest’anno avevo del tempo libero. Il lavoro nel campo teatrale va e viene. Ho pensato: mettiamo a posto quei rimasugli. Ok.

Dovevo fare tre cose. Uno, concludere l’inconcluso dandogli una forma diversa. Alcune cose come romanzi non funzionavano. Fanne racconti, allora. Trasformali e snellisci. Dai ritmo, togli le pesantezze e chiudi.

Due, trovare il contenitore. Semplicissimo: gente che racconta. Dove? In sala d’aspetto. Ma ci voleva una sala d’aspetto surreale, perché alcuni racconti lo erano. Un centro medico? Banale. Un centro medico senza dottore, meglio. Il dottore non arriva, come Godot.

Tre, scrivere i racconti mancanti. Perché quella sala d’aspetto chiamava altre storie. Adesso che c’era il Centro Medico Sherazade, altri pazienti dovevano entrare . A raccontare di chi avevo bisogno di ricordare. Cambiando nomi, visi, forme. Amici perduti, amici rimasti, maestre che menavano, passioni politiche e calcistiche.

E poi, dovevo dare una musica al tutto. Perché alla fine il senso del romanzo, quindi della sinfonia, torna. Infatti sono racconti ma giustamente li chiami romanzo. Vuol dire che probabilmente ho dato un respiro unitario.

Potremmo considerarlo un esempio di romanzo a cornice?

Certo, appunto. O anche sinfonia di racconti – sinfonia abbastanza pop, beninteso.

Quali sono le tue principali ispirazioni in campo letterario (autori e autrici di riferimento, titoli…)?

Variano. Perché sono onnivoro. Sul romanzo a cornice, essendomi trovato più volte nel mio lavoro di attore a leggere ad alta voce Il bar sotto il mare di Benni, come non citarlo? Ma lo cito come titolo di ispirazione, non come amore viscerale. Essendo onnivoro, posso cibarmi indifferentemente di Benni e Cortazar, Lucia Berlin e Bolano, Nothomb, Pynchon, Pavese, Morante e Dick. E tutti i russi e i balcanici? Compreso lo jugoslavo (jugoslavo, sì) Danilo Kis. Lo ricordate? Una folla, poi spesso mi accorgo che di Calvino, però, non si può fare a meno. La profonda leggerezza, la Storia, la fiaba, giocare con la Resistenza, il boom economico, la geografia onirica e l’universo. Mamma mia che testa.  E poi, siccome scrivo molto per i ragazzi, ci sono tutti i miei maestri. Dahl, Rodari, Lionni e compagnia.

Con gli italiani miei contemporanei ho un rapporto oscillatorio, diciamo. A volte li ritengo sopravvalutati. Temo sia una leggera forma di invidia. Qualche difetto bisogna pure averlo.

Però, lasciamelo dire, i romanzieri che scrivono di romanzieri che non riescono a scrivere, ecco, già la sinossi mi allontana, per favore no.

Progetti futuri?

Come no.

Letteratura per vecchi: aspetto che arrivino dal cielo altri racconti – ho esaurito le vecchie frattaglie -, con e senza cornice. E “Sinfonia per occhi fragili”, una storia di problemi visivi che raccoglie luoghi affettivi, persone e personaggi, la Storia degli ultimi decenni. Una cosa di formazione insomma.

Invece per ragazzi sto scrivendo una sorta di Hollywood Party versione children, inoltre un romanzo su una sorella androide spedita a un bambino dentro un pacco, e infine una storia ispirata al Carnevale degli animali, la famosa sinfonia di Saint Saens. A proposito, parla di uno scrittore che non riesce a scrivere.

Buona lettura con DODICI ATTESE (link)!



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