15 Mag Diario di bordo
Vi presentiamo RUN – pagine di viaggio, la nuova collana BookTribu dedicata ai libri che parlano di viaggio come esperienza, avventura, incontro, scoperta di sé e degli altri nel mondo. Eliselle, scrittrice poliedrica e docente di scrittura creativa, è la curatrice, e ha già pronte numerose pubblicazioni per portarvi a conoscere nuovi autori.
Il romanzo di esordio di RUN – pagine di viaggio è Diario di bordo (link), di Paolo Saccani, un romanzo che segna la riscoperta dei sensi e della nostra realtà, affrontandola non più come fugaci spettatori, ma come attori.
La curatrice della collana ha intervistato l’autore per fornire ai suoi lettori una intervista.
Come nasce l’idea di raccontare questo “Diario di bordo”?
Tutto è nato da un racconto che mi fece un giorno un caro amico, Marco Storchi di San Martino in Rio, in un bar davanti a un caffè; mentre Marco raccontava questa incredibile storia realmente accaduta, immaginavo nella mia testa gli scenari, gli odori, i sapori, il calore del sole e gli schizzi d’acqua salata sulla faccia.
Gli chiesi: “Posso venire da te un pomeriggio a prendere appunti?” Lui mi rispose di sì e così ci trovammo, davanti ad un altro caffè e ad un paio di bicchieri di whisky; Marco mi raccontò quanto ricordava di quell’avventura vissuta più di quarant’anni prima e io aggiunsi personaggi, colpi di scena e altri fatti inventati.
Com’è giusto che sia, nessuno saprà mai dove finisce la realtà e dove inizia la fantasia…questa è la magia dei romanzi, non trovi?
Gli anni Settanta sono un periodo che colpisce sempre molto l’immaginario: è stato difficile da ricostruire?
Non ti nego che mi sono documentato molto prima e durante la stesura del romanzo. Sono nato nel 1971 per cui a fine anni 70 ero ancora bambino, però certe canzoni, i moti politici e filosofici, così come alcuni accadimenti storici, li ho vissuti in prima persona; naturalmente il calarsi nei panni di un gruppo di venticinquenni dell’epoca è stato tanto impegnativo quanto divertente, immedesimandosi nelle loro passioni, paure, aspettative e sogni.
C’è uno tra i personaggi a cui sei più affezionato o in cui ti riconosci di più?
Francesco Vallisneri, detto “Odisseo” è il personaggio a cui sono più legato, in primis perché ho sviluppato dettagliatamente il suo carattere, reazioni, emozioni in quanto una buona parte del romanzo lo riguarda da vicino, in particolare il viaggio via terra dalla Tunisia al Marocco; poi è un artista, un sognatore e un innato Dongiovanni, quindi all’apparenza può sembrare un carattere forte e deciso, ma come scoprirete è invece pieno di dubbi e non esita a farsi domande sul perché delle cose…a volte fin troppo.
Questo è un lavoro molto diverso dal tuo esordio: come si passa da un thriller erotico a un racconto di viaggi e avventure quasi picaresche?
Fa parte del mio carattere: mi appassiono ai progetti, indipendentemente dalla loro tipologia o classificazione, purché stimolino i miei sensi. Non ho mai amato le classificazioni e il farne parte; il senso di appartenenza non mi dà sicurezza, al contrario, mi fa sentire ingabbiato. Con “L’uomo in terza fila” ho esplorato le ambiguità e le passioni più primordiali dell’animo umano, in particolare il femminile di Greta e il maschile di Xavier e Marco, i tre protagonisti. Di questo romanzo ho amato da subito la freschezza e ho percepito la possibilità di scrivere senza schemi, come gli stessi protagonisti sperano di vivere il loro viaggio.
Hai mai desiderato, come i protagonisti, salpare per un viaggio di cui non conoscevi la méta?
Lo desidero ogni giorno, è anche per questo che scrivo; la penna è un mezzo, come la barca per quei ragazzi, con il quale si possono visitare luoghi sconosciuti, scoprirli e descriverli, conoscere gente di ogni epoca e tipologia, fino a spaziare nel tempo, come è accaduto per “Diario di Bordo”.
Potete trovare Diario di bordo sul nostro catalogo o grazie a questo link.
Buona lettura!