DELOVERY, UN NUOVO ROMANZO BLACK-OUT

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DELOVERY, UN NUOVO ROMANZO BLACK-OUT

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, diceva Gandhi.

Lo scrittore Gianluca Morozzi ha intervistato per noi Maria Dorigatti, giovane autrice trentina, ma in pianta stabile oramai in quella Bologna raccontata nei suoi testi, ora in uscita sabato 5 marzo con la sua nuova opera Delovery (link).

Com’è nato lo spunto iniziale di Delovery?

La prima pagina di Delovery è nata da un compito assegnato al corso di scrittura di Morozzi-De Marco che prevedeva la stesura di un incipit che avesse gli ingredienti giusti per invogliare il lettore ad andare avanti con la lettura; a me l’ha fatta venire e l’unico modo per poter leggere il seguito era scriverlo. Lo spunto è nato da un sushi consegnatomi a domicilio da un rider gocciolante di pioggia e mi sono resa conto che al momento dell’ordinazione non avevo nemmeno pensato che fuori pioveva a dirotto e ho cominciato a immaginarmi i pensieri che dovevano aver attraversato la mente del ragazzo e così Rocco che pedala sotto la pioggia pensando “che vita di merda!” ha preso forma.

Hai avuto anche tu il dilemma morale in cui metti il tuo personaggio, quando hai dovuto decidere cosa fargli scegliere tra le due proposte? Avrebbe potuto decidere diversamente?

Non ho mai dovuto fare scelte morali particolarmente impegnative soprattutto perché io non sono mai stata Rocco, ma Marina: una ragazza dai grandi ideali di giustizia e uguaglianza, ma soprattutto con le spalle coperte da una famiglia benestante che mi ha permesso di poter fare sempre scelte etiche senza rimetterci nulla. Per darvi un’idea di quanto fossi ingenuamente insopportabile vi racconto un breve aneddoto. Durante il periodo universitario lavoravo occasionalmente come cassiera in vari supermercati tramite un’agenzia di lavoro interinale per pagarmi un viaggio in Messico (perché tanto vitto, alloggio e studi da fuorisede erano pagati da mamma e papà). Un giorno mi proposero di lavorare per Macdonald’s e io, nella mia immacolata veste di anima bella, reduce da letture come “No Logo” di Naomi Klein, dissi che non avrei mai lavorato per un’azienda con le mani sporche di sangue come quella e rifiutai fiera e a testa alta. Immagino che tutti ricorderete il tracollo in borsa della Macdonald’s grazie alla mia coraggiosa presa di posizione…

Rocco si trova in una posizione diversa e le sue scelte hanno conseguenze molto più pesanti sulla sua vita. Naturalmente avrebbe potuto scegliere diversamente, ma a che prezzo? Come si sarebbe sentito nei confronti della sua famiglia sapendo che avrebbe potuto aiutarla e non l’ha fatto solo per rimanere fedele ai suoi alti prinicpi?

Come definiresti Delovery? Una tragicommedia, forse?

Sì, direi che è una buona definizione; anche della vita in generale.

Il protagonista oscilla geograficamente e sentimentalmente tra Bologna e la sua terra d’origine, raccontata con parecchi particolari e molta partecipazione emotiva. Anche tu sei divisa in due come lui?

Più che una divisione è un raddoppiamento. È un senso di duplice appartenenza che si è formato negli anni. Amo moltissimo le mie due terre in maniera diversa. Trento è come la famiglia di origine che non ti sei scelto; ti senti libero di criticarla, prenderla in giro e a volte insultarla, ma non puoi fare a meno di amarla e non tolleri che qualcuno nel parli male. Bologna è come la persona amata, quella che magari all’inizio ti stava pure antipatica perché non la capivi e poi hai imparato a conoscerla, te nei sei innamorato e l’idea di lasciarla ti far star male.

Il sentimento di Rocco è simile a questo, ma non per tutti è così. Molti non si innamorano del posto dove la vita li ha portati e rimpiangono con saudade la loro terra di origine sperando di poterci tornare un giorno.

Il Gargano è un’altra mia terra del cuore che ho imparato a conoscere e ad amare grazie a mio marito e l’ho scelta come terra di origine di Rocco proprio perché ero in grado di descriverla e di immaginarne i suoi abitanti e le loro vite.

Quali sono le tue influenze letterarie?

Faccio fatica a rispondere a questa domanda: io mi faccio influenzare inconsapevolmente ed è possibile che la mia vera fonte di ispirazione non sappia nemmeno quale sia.

A pensarci mi viene in mente “Pinocchio”; la mia prima lettura in autonomia che periodicamente rileggo. Rocco è in parte come quel burattino, pieno di ideali e slanci coraggiosi, ma incapace di resistere alle tentazioni del mondo, e così rischia di finire bruciato da Mangiafuoco, viene sbattuto in prigione, si fa abbindolare più volte dal Gatto e la Volpe e segue Lucignolo nel Paese dei Balocchi.

Però Pinocchio finisce meglio.

Poi vorrei dire Dostoevskij, ma lo scrivo piano perché ho paura che si arrabbi.

Non perdere questa ultima uscita disponibile sul nostro catalogo online nella collana BLACK-OUT, in cui nuovi autori e autrici vengono presentati ai lettori dallo stesso Gianluca Morozzi, mantenendo fede all’impegno di BookTribu nel rilevare il talento di scrittori emergenti.



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