18 Mar Delle cose in quanto cose
Delle cose in quanto cose (link) è la nuova pubblicazione di BookTribu dell’autore Dario Franco, una raccolta di poesie da scoprire pagina dopo pagina.
Dario Franco ci porta a intraprendere un viaggio poetico verso la riscoperta di noi stessi.
I versi diventano lo spazio per ripartire, ricominciare da un punto, per ricostruire di nuovo e capire chi vogliamo essere e cosa possiamo fare.
La scrittrice Laura Montuoro ha intervistato l’autore per noi.
Dario: docente di Filosofia, studioso, appassionato di poesia. Cos’altro su di te? Raccontati.
Direi che la domanda contenga già molti degli aspetti della vita ai quali do importanza: la filosofia, la poesia, lo studio. Poi c’è un Dario padre, marito, amico, che vive la sua quotidianità immerso tra mille faccende, incastri e preoccupazioni. C’è la passione per la musica, con la chitarra che di tanto in tanto richiama la mia attenzione e con le cuffiette sempre in tasca. Infine, c’è la necessità di guardare ogni giorno il mare; ecco, credo che il mare sia l’elemento naturale che ricerco di più nella vita.
Delle cose in quanto cose è la tua prima fatica letteraria. Cosa ti ha spinto a realizzarla?
Un’irrefrenabile desiderio di scrittura. Ero in un periodo molto creativo della mia vita, in cui scrivevo costantemente e avevo mille idee per la testa. Ho sentito il desiderio di canalizzare quell’energia e quella creatività in un’opera sistematica, in modo che non si disperdessero in una scrittura frammentaria.
Un progetto molto originale e, direi, anche ben riuscito. Cosa ti aspetti che lasci nel lettore la tua antologia di poesie?
È una raccolta che in qualche modo ci obbliga a guardarci allo specchio e a riconoscerci e lo fa attraverso il confronto con il mondo che ci circonda. Ci spinge a porci una domanda identitaria, a chiederci chi siamo e cosa vogliamo essere. Ha l’obiettivo di raggiungere un punto zero da cui iniziare o dal quale ricominciare. Chi nella vita non ha sentito, almeno una volta, il desiderio di ripartire da zero? Mi piace pensare che la decostruzione a cui queste poesie puntano possa lasciare al lettore uno spazio creativo personale. Le cose in quanto cose vengono svuotate dal loro senso. In questo vuoto il lettore trova uno spazio libero in cui essere, a sua volta, creatore. Così, è come se la poesia venisse scritta due volte: dall’autore, per la necessità di decostruire; dal lettore, che ha la possibilità di ricostruire e di sentire propri i versi che legge.
Se ti chiedessi a quale componimento della raccolta sei più affezionato e perché?
È una domanda difficile. Probabilmente alla penultima poesia dell’antologia, che s’intitola Vermi e cenere. Ha il difficile compito di metterci in rapporto con la morte. A una prima lettura potrebbe apparire malinconica, forse anche macabra, ma conclude con un lieto fine e con dolcezza: “Senza dolore, senza rumore / cresce sopra la terra un fiore”. Credo rappresenti l’ultimo momento della decostruzione, in cui l’uomo stesso, dopo essere divenuto una cosa tra le cose, si sgretola e torna a essere parte della natura, del tutto, senza distinzioni e senza alcun senso. Non a caso, l’ultimo componimento si intitola Quando non ci sarò più, poiché è solo dopo l’avvenimento ultimo della morte che si rinasce e si può ricominciare. La brutalità della morte diventa, così, il simbolo della possibilità di un nuovo inizio.
Ciascun autore ha dei riferimenti culturali tra i grandi della letteratura, del pensiero in generale, che ha interiorizzato nel tempo e la cui influenza, in un modo o nell’altro, finisce tra le righe delle sue opere. Quali sono i tuoi, Dario?
Visto il fine decostruttivo dell’opera, mi piacerebbe poter dire di non avere ispirazioni di alcun genere, ma ovviamente sarebbe una menzogna. Potrei elencare decine di autori del passato più o meno remoto a cui mi sento legato, non tanto per lo stile, ma per le idee, le riflessioni, le questioni poste. Tra l’altro, a un lettore attento, non sfuggiranno alcuni riferimenti, più o meno diretti, a diversi poeti, letterati e pensatori, tra i versi delle poesie. Forse l’ispirazione maggiore proviene dalle riflessioni dei grandi della filosofia che ho studiato nella mia vita e con i quali mi confronto quotidianamente nel mio lavoro, come Nietzsche, Schopenhauer, Heidegger, Feuerbach, Kant, ma anche pensatori antichi come Aristotele. Ad esempio, autori come Cartesio e Nietzsche hanno iniziato la loro argomentazione partendo da una pars destruens, cioè decostruendo. Sono sicuro che abbiano in qualche modo influito sulle scelte fatte in questa antologia.
Altri progetti in cantiere?
Sì, ci sono tante cose che vorrei scrivere e che sono in cantiere. È già in progetto una seconda antologia di poesie, ma non nascondo la voglia di misurarmi con altre tipologie di scrittura. Ad esempio, mi piacerebbe molto scrivere un romanzo. Ho in mente alcune storie che vorrei romanzare e non escludo di iniziare a farlo prossimamente.
Buona lettura con Delle cose in quanto cose (link)!