Lui non era ancora l'Avvocato, ma solo il mio papà. Ero contento e orgoglioso di pedalargli accanto, sul marciapiede del Corso. Tutti lo salutavano, molti con l’inchino: riverisco, Avvocato; buongiorno, Avvocato; saluti la signora, Avvocato; arrivederci, Avvocato.
L'autore: "Questo libro nasce da alcune ossessioni: le colpe mai espiate, il terrore del vuoto, gli incubi, i pensieri infinitamente ruminati, il degrado delle periferie (discariche umane), l’orrore familiare, la putrefazione dei rapporti sociali, il dolore, le tare psichiche, i corridoi mai presi, le porte mai aperte sul giardino delle rose che non colsi ... E avanti. Non ho la pretesa, né la capacità, di salvare il mondo. Mi limito a guardarlo e a descriverlo. Il mio piccolo mondo, quello che conosco perché ci vivo. Qualche volta mi permetto uno sghignazzo, una risata."