10 Feb FRAISES
Troppo spesso quando si parla di noir arrivano immancabili commissari, ispettori o criminali; difficilmente ci si imbatte in personaggi come il protagonista di FRAISES (link), il primo romanzo della nuova Collana POLAR (link), dell’autore Giancarlo Vitagliano: Lorenzo Maniscalchi. Lorenzo è un uomo qualunque e si troverà a essere coinvolto in una vicenda molto più grande di lui e si troverà, paradossalmente, in difficoltà nel lasciarsi alle spalle la storia nera che lo vedrà sotto i riflettori.
Lo ha intervistato per noi il curatore della Collana Paolo Panzacchi.
Come ti è venuta a trovare la storia di Lorenzo Maniscalchi?
Leggendo libri e fumetti da quando ne ho memoria, spesso tendo a fondere le storie. O meglio a chiedermi come sarebbe una storia narrata in un libro a fumetti e viceversa. Leggendo Marvels, graphic novel della Marvel,mi sono domandato come sarebbe stata una storia simile ambientata in Italia con i suoi antieroi dei fumetti neri nati negli anni 60 del secolo scorso. Ed ecco che è nata Fraises!
In Fraises il protagonista non è un appartenente alle forze dell’ordine o un criminale, da cosa deriva questa scelta?
Sappiamo cosa ci attende quando leggiamo le storie con protagonista un avventuriero, oppure un poliziotto o ancora un detective privato o da un investigatore amatoriale, ma da una persona come noi, che non fa questo come lavoro, cosa ci si può aspettare? «Ecco che la vicenda diventa più intrigante!» mi sono detto e le storie, come Fraises sono partite nella mia mente.
La Costa Azzurra non è solo lo sfondo di questo romanzo, ma sembra quasi essere un personaggio. Per te sono importanti le ambientazioni? Come hai scelto il luogo dove ambientare Fraises?
Secondo me tutto deve essere finalizzato alla storia, anche l’ambientazione. Di norma preferisco luoghi reali e che conosco bene o almeno abbastanza bene; però, a volte, ho anche inventato un luogo purchè funzionasse la vicenda. In Fraises ci sono due motivi fondamentali. Il primo è che mi serviva un posto notoriamente affascinante ma con ambienti e persone non troppo diversi da noi. La seconda è che le prime storie dell’archetipo del fumetto nero, Diabolik, erano proprio ambientate in quella zona prima che le sorelle Giussani inventassero Clerville e tutta la geografia annessa e per la mia immaginazione è stato istintivo porre lì le vicende. E poi, l’omaggio era obbligatorio.
A impreziosire Fraises ci sono due racconti, Il collega e Buio. In quale dimensione ti trovi più a tuo agio, in quella del romanzo e del racconto?
Mah, le storie non le preordino: se mi viene un fiume con pochi affluenti, è un racconto; se il fiume si ingrossa e nascono affluenti e defluenti che possono anche interconnettersi tra loro e che termina con un grande delta, quello è un romanzo.
Comunque, il racconto mi piace perché, se vogliamo, è una sfida maggiore: far capire a chi legge tutto quello che ci può essere dietro ai personaggi e ciò che è successo prima dell’inizio della vicenda.
La cosa che trovo più difficile è scrivere su “ordinazione”, ovverosia con un tema obbligato, irregimentato in un genere strettamente definito, con un numero di caratteri richiesti rigido e così via. A volte ci riesco pure, ma non è ciò che mi piace davvero.
Quello che amo è mettere le cuffie con la musica che mi serve a quel momento e lasciare che le immagini della mente si trasformino in parole.
Ringraziamo Paolo Panzacchi per la sua intervista. Buona lettura con FRAISES (link)!