08 Feb FUTURI ANTERIORI
La fantascienza in Italia è sempre stata confinata a genere di nicchia, quasi mai considerata (con poche eccezioni) come letteratura vera e propria. Ma noi di BLACK-OUT andiamo controcorrente, e dopo Echo Heads, Radio Heads, Orfani d’inchiostro e Silk Road proponiamo questi sorprendenti racconti che ci riportano alla science fiction più classica, ripensata per il 2023.
Andiamo a conoscere Marco Innamorati e la sua opera Futuri anteriori (link).
Questa raccolta di racconti ha un sapore antico per noi che leggevamo quei meravigliosi volumi della Editrice Nord, quelle raccolte dei premi Hugo e cose simili. Qual è la tua formazione di lettore?
Io sono un lettore onnivoro più o meno da sempre, ma la fantascienza ha sempre avuto un posto importante nella mia biblioteca fin da piccolo. Una delle primissime letture che ricordo è una versione per ragazzi della Guerra dei mondi e della Macchina del tempo di H.G. Wells. Alle scuole medie mi sono appassionato a Isaac Asimov. Poi a Ray Bradbury, influenzato da un amico che ne era un fan scatenato. Al liceo leggevo Urania come se non ci fosse un domani ma soprattutto venni colpito come da un proiettile quando lessi Orwell. Per me 1984 è uno dei grandi romanzi del Novecento. Poi c’è stata la fase Dick. Dick tra l’altro era a sua volta un grande appassionato di Carl Gustav Jung, che è il mio autore di riferimento in ambito psicologico e questo ha attirato la mia attenzione. Infine ho scoperto i miei preferiti, che sono Fredric Brown e Robert Sheckley, in questo caso grazie al mio compagno di ricerche Diego Sarracino, a sua volta grande appassionato di fantascienza. Naturalmente nel mio pantheon personale non manca il compianto Douglas Adams. La Guida dovrebbe essere una lettura obbligatoria al liceo. E poi non posso dimenticare l’ispirazione di Colui che gli dei vogliono distruggere di Morozzi, che è un punto di riferimento nell’unione tra fantascienza e ironia. Il fatto che i racconti siano pubblicati in una collana da lui curata è per me un motivo di grande soddisfazione.
Come hai trasposto ai giorni nostri il sapore di science fiction di certi seminali, indimenticabili autori? Com’è scrivere fantascienza nel 2023?
Grazie per questa domanda che considero un vero complimento. In effetti per me il vero modello del racconto di fantascienza è Sentinella di Brown, che in una pagina crea l’immagine di un mondo e la capovolge completamente con mezza frase. Credo che questo sia rimasto un po’ una specie di imprinting e se ne sente credo l’influsso in tutti i racconti. L’idea è sempre immaginare un mondo, una situazione diversa dall’ambiente in cui viviamo e proporre un finale che non lasci il lettore annoiato. Naturalmente Brown è Brown e io un semplice fan.
Scrivere di fantascienza è completamente diverso rispetto a quanto succedeva ai grandi autori del passato, semplicemente perché fino all’avvento di Guerre Stellari era semplicemente impossibile riportare sullo schermo ciò che immaginavano gli autori più fantasiosi, perché gli effetti speciali erano sempre approssimativi. Chi voglia scrivere di fantascienza oggi, o è un autore famoso e potente che pensa già alla trasposizione cinematografica, o deve puntare sul mondo interiore dei personaggi e sul paradosso.
Come mai la fantascienza è sempre rimasta un genere di nicchia in Italia?
La mia personale interpretazione è che banalmente la cultura scientifica è sempre stata meno considerata di quella umanistica. In queste condizioni era difficile che la cultura fantascientifica conoscesse una grande fortuna. Una grande opportunità per la sua espansione sarebbero state le antologie di Fruttero e Lucentini, che però sono rimase gemme isolate. Naturalmente bisogna considerare anche le traduzioni approssimative, che non rendono certo giustizia ai grandi autori, Probabilmente la prossima pubblicazione di un Meridiano Mondadori dedicato a Philip Dick potrà essere una nuova occasione perché il genere guadagni visibilità. Di questo bisogna ringraziare la sensibilità di Alessandro Piperno.
La tua professione ti ha aiutato nel delineare certi personaggi di questo libro, certe situazioni, o scindi totalmente la parte lavorativa dalla parte che scrive racconti?
Non so se mi abbia “aiutato” ma sicuramente in molti racconti c’è la trasposizione fantastica di temi che fanno parte della storia della psicologia e della psicoanalisi, o della storia dell’esoterismo che, anche se la cosa non è molto nota, influenza la psicologia fin dalla sua nascita. Un racconto è incentrato sul tema del doppio; un altro sul dilemma del prigioniero, che è uno dei più famosi esperimenti della psicologia sociale; altri sono impregnati dall’idea dell’Effetto Lucifero concepita da Phil Zimbardo, cioè dal principio che il contesto influenza la condotta di chiunque, indipendentemente dal carattere. Altre storie sono basate sul delirio (o sul labile confine tra delirio e realtà). Ma non c’è solo la psicologia dietro ai racconti. Per esempio chi ha la mia età e ha fatto il militare sa che incubi evochino i nomi che ho usato per i pianeti: nomi come “Macomer”, “Perdas” e “Salto di Quirra”: luoghi dove si poteva essere minacciati di venire trasferiti da un giorno all’altro, per passare mesi in mezzo al nulla più totale…
Ringraziamo Gianluca Morozzi per la sua intervista. Buona lettura con Futuri anteriori (link)!
Lo darò all'uomo nero