01 Feb MOROZZICUM, Racconti da ridere
MOROZZICUM, Racconti da ridere (link): e Gianluca Morozzi mantiene la promessa in questa nuova pubblicazione di BookTribu in libreria dall’11 febbraio 2023.
Con la prefazione dell’attore Gianni Fantoni, BookTribu raccoglie in un corpus sedici racconti editi e inediti dello scrittore bolognese che all’umorismo ha dimostrato, nella sua vastissima produzione, di essere piuttosto incline.
Lo ha intervistato per noi Riccarda Dalbuoni.
Trecento racconti pubblicati in vent’anni di carriera, alcune antologie monografiche, ma il Morozzicum è la prima di argomento umoristico. Questi sedici racconti, tra cui vi sono anche inediti, quali anni della tua produzione abbracciano?
Diciamo gli ultimi dieci, anche se mi sono divertito a inserire, in Spectacular girl, un riferimento a un mio racconto pubblicato nel 1991, che ho incastrato nella narrazione. Creava un effetto umoristico accostare uno scritto di così tanti anni fa a uno stile, oggi, un po’ diverso. Ho immaginato una sorta coro greco di miei studenti pronti a puntarmi il dito nel sentire declamare quelle pagine al Fan Cool Oh, locale in cui sono di casa. Immaginate che imbarazzo.
L’umorismo spesso attraversa i tuoi romanzi. Per Pirandello, l’umorismo è il sentimento del contrario, cioè un modo per cogliere ciò che, anche di tragico, ci può stare dietro a una risata. Cosa si può raccontare tramite l’umorismo?
Prendiamo La solita zuppa di Bianciardi. È un modo per evidenziare i paradossi della società, i tabù, le imposizioni sociali in cui viviamo. La vita di tutti i giorni ci offre tante situazioni che, nella scrittura umoristica, possono essere raccontate utilizzando questo codice. A differenza della comicità che è una risata grassa, meno circoscritta, l’umorismo è divertimento intellettuale, paradosso, rovesciamento, folgorazione, ritmo.
La realtà rielaborata, dicevi. Come si fa?
Di base, bisogna avere un’inclinazione personale all’umorismo. Personalmente, tuttavia, ho letto e amato quegli scrittori che sanno usare umorismo, Woody Allen e Douglas Adams, fra tutti. È soprattutto da come si muovono i grandi che ho imparato. Quanto alla realtà di tutti i giorni, va presa e innestata, poi la fantasia fa il resto. Così succede in questa raccolta: situazioni vere che sono diventate racconti in cui non c’è nulla di vero, ma sicuramente verosimile. Mi sono divertito a immaginare come sarebbero andate certe storie se fosse stata data una certa svolta o avessi fatto altre scelte, e così ne ho scritto.
Tra i vari corsi di scrittura che tieni, insegni anche l’umorismo. Ma l’umorismo si può davvero imparare se una persona non ce l’ha dentro?
L’umorismo è molto difficile da insegnare e, nei corsi, può capitare che ci sia anche chi non abbia uno spiccato senso dell’umorismo. Insegno a leggere e guardare cosa hanno fatto i migliori e a chiedersi perché fa ridere e in che modo faccia ridere, se per comicità o umorismo.
Tornando al Morozzicum, il sottotitolo è racconti da ridere. Perchè si ride in questa raccolta?
Si ride perché ai personaggi capita qualcosa di straniante, equivoco, improvviso, non voluto che porta con sé un dolore (spesso del cuore), un imbarazzo cocente, apparentemente incomprensibile. Eppure succede, come nella vita.
Ringraziamo Riccarda Dalbuoni, curatrice della raccolta: Riccarda Dalbuoni – giornalista
MOROZZICUM, Racconti da ridere (link): una lettura imperdibile!
Credits: foto autore Alberto Petrelli