ARRUMMARE

ARRUMMARE

Il prossimo 22 ottobre BookTribu presenta al pubblico un nuovo romanzo BLACK-OUT: si tratta di ARRUMARE (link) di Gianluca Martino. È una storia di ragazzini che diventano adulti e, da adulti, devono affrontare i nodi irrisolti della loro giovinezza. Una lettura che porta a domandarsi quanto di quei bambini, cresciuti nel cortile, è rimasto cristallizzato, e si fa strada la volontà di ritrovare quel senso di collocamento, presente nell’infanzia, smarrito in età adulta.

Ha intervistato per noi l’autore Gianluca Morozzi, curatore della Collana.

Ogni romanzo d’esordio nasce da una necessità di raccontare. Da dove nasce la necessità di raccontare questa precisa storia?

Forse, la prima vera, e istintiva urgenza risiede nella paura di dimenticare e, al contempo, nella voglia, bisogno di lasciar andare via alcune immagini, singoli istanti – ciò che Sartre descriveva come “momenti perfetti”- della mia esistenza, cristallizzate nella memoria.

La forma scritta, col suo rigore formale e la implicita necessità di rielaborazione, mi pareva la più opportuna per scandagliare, mostrare il come e il perché mi sentissi più adulto, serio e collocato quando avevo otto anni, piuttosto che nel presente dei miei quaranta.

Quanto c’è della tua adolescenza in questa storia di giovani calciatori in un campetto della Calabria?

Sono nato nel 1981, la mia generazione forse è stata l’ultima ad aver giocato a calcio sull’asfalto; quello grigio, bitumato a grana grossa, che quando cadevi ti scartavetrava le ginocchia e ti marchiava di stigmate infuocate color antracite. Il calcio nel cortile, con le pietre al posto delle porte, era una metafora dell’Esistere. La necessità dell’individuo di incontrare altri individui, entrare in relazione, entrare in contrasto, partecipare collettivamente al raggiungimento di un obiettivo, condividendo l’orgoglio della vittoria e la commozione della sconfitta. Il senso di frustrazione nel constatare qualcuno più abile di te in qualcosa, raggiungere qualcosa al posto tuo.

Come hai strutturato il doppio livello passato-presente?

La struttura è semplice. La prima parte costituisce il passato. Passato dalla cifra memoriale, statico nel ricordo, la cui misura della distanza consente di descriverlo e mostrarlo sin nelle sue più intime screziature. Esso presenta una sorta di circolarità negli avvenimenti, ossia capitoli, che possono definirsi autoconclusivi. La seconda parte affronta il presente, che appare dinamico, sfuocato e frammentato. Ogni passaggio narrativo rappresenta una immagine, un tassello che pretende di incastrarsi al successivo per far affiorare gradualmente l’architettura di senso, complessivo, che porta alla fine.

Ti sei ispirato a qualcuno per la figura del campionissimo nella parte che si svolge nel presente?

Pur non seguendo il calcio sono rimasto affascinato dalla narrazione mediatica di Cristiano Ronaldo. La sua ossessione per la cura e preservazione del corpo, la purezza atletica dei suoi gesti, mi ricordano il senso dell’estetica presente in Mishima trasfigurato in un archetipo pop. Più di un Maradona o di un Van Basten, mi pare, la sua figura, una icastica espressione del presente, addensata di tutte le sue nevrosi e contraddizioni.

C’è un doppio registro nella prima parte, un linguaggio molto ricercato nelle riflessioni del narratore e al contempo l’uso del dialetto nei dialoghi tra i ragazzini. Hai voluto giocarci?

La scelta del dialetto è stata naturale e immediata. Un atto di realismo. Noi nel cortile parlavamo così. Il dialetto era la lingua dell’istinto, della libertà. L’italiano la lingua dell’obbedienza e dei compiti da svolgere a casa. Data l’enfasi dell’idillio descritta dalla voce narrante, mi servivano dei bambini “veri”. Il dialetto in più aggiunge sacralità, rende adulti e meno infantili dialoghi e accadimenti. Ciò, inoltre mi ha permesso di giocare sul contrasto, e sull’effetto che poteva suscitare la sua contrapposizione a un linguaggio volutamente ricercato, formale che aspira all’aulico; perché in fondo agli occhi di un bambino di otto anni tutto appare aulico e straordinario.

Quale sarà la prossima storia che vorrai raccontare?

La storia della mia vita, un romanzo erotico, un saggio sociologico, o forse tutte e tre queste cose insieme.

Ringraziamo Gianluca Morozzi per averci presentato un brillante scrittore, e la sua nuova opera ARRUMMARE (link). Buona lettura!



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