03 Mag Nicoletta Canazza incontra i lettori
È piacevole chiacchierare con Nicoletta Canazza.
Ci siamo ritrovati martedì 26 aprile al consueto appuntamento con il circolo di lettura online di BookTribu. Il clima come sempre era disteso, rilassato e confidenziale. Abbiamo cominciato a parlare dei nomi dei nostri nonni, nomi strani ma preziosi perché, ci racconta Nicoletta, negli anni cinquanta chi non aveva niente poteva almeno esibire un nome unico e diverso da tutti. Per questo nel suo romanzo Il ladro di fisarmoniche troviamo Cleida, Zaira, Savina, Desiderio, solo per nominarne alcuni. È solo una piccola parte di quell’umanità contadina della campagna tra Bologna e il fiume Reno che circonda il mondo dei protagonisti, il maresciallo Renzo Spada, Alma e Toni. Anche se la vera protagonista della storia forse è la donna, declinata in mille sfaccettature. Donne che, come dice la stessa autrice, “agiscono, compiono azioni coraggiose che però nessuno sa se non loro stesse”.
L’incontro prosegue e Nicoletta ci introduce nel mondo rurale che tanto bene ha saputo descrivere, riuscendo a dare a ogni singolo personaggio caratteristiche specifiche così da renderlo vivo e credibile. Ci ha mostrato dalla bocca del suo personaggio Toni la Motor Valley: “…tutto perché dopo la guerra i contadini si sono trovati i campi pieni di motori, ferraglia, residuati bellici, mezzi abbandonati, pezzi meccanici, capisci? Chi aveva occhio si è messo a raccoglierli e ha inventato macchine buone per lavorare. Prima per la terra e poi per tutto il resto”. A questo proposito ci ha raccontato di Nello Salsapariglia, che scambiò una faraona per una bicicletta a motore. Poi il Garden, storico locale bolognese di jazz. Attraverso i racconti della sua famiglia, Nicoletta ha rivissuto le trasformazioni di un mondo contadino che diventa moderno e durante i suoi viaggi in treno Nicoletta ascoltava la gente, le storie arrivavano da sole alle sue orecchie.
Non sa se il suo libro può essere definito giallo, preferisce chiamarlo “romanzo contadino attorno a un delitto”. Poi c’è un ladro, ma solo di fisarmoniche. Doveva assolutamente far parte della storia, questo strumento. Nicoletta Canazza lo ama da sempre, quel suono che diventa poesia, quella musica che rende allegri. Nel mondo campestre degli anni ’50 bastava una fisarmonica per fare un’orchestra e una persona che sapesse suonarla per fare festa. Come l’Argentino del suo romanzo.
Parliamo della campagna dell’Emilia-Romagna e di quella toscana, dei dialetti e della bellezza della diversità. Nicoletta cita Toni: “Come si fa a intendersi con la gente di qua? Per grattarsi, maresciallo, lei magari dice che ha prurito, ma a mia madre fa spira e qui sentono scadòur”.
Poi c’è la famiglia, un tema ricorrente delle sue opere. Ne Il ladro di fisarmoniche soprattutto sono quelle dei Minghetti e dei Corsini, le cui vicende si intrecciano.
Quando stiamo bene anche il tempo vola e ci troviamo ad aver trascorso un’ora a parlare dell’amore per le storie. Quelle belle, come il romanzo di Nicoletta Canazza.