LA SINDROME DI PROUST

La sindrome di Proust_BookTribu

LA SINDROME DI PROUST

“Meglio un ricordo sulla pelle che un rimpianto in fondo al cuore” ci ricorda il commissario Aurelio Armato protagonista del nuovo romanzo La Sindrome di Proust (link) dello scrittore e conduttore radiofonico Alessandro Venuto in uscita sabato 12 marzo, e intervistato per noi da Emilio Manzotti, founder di BookTribu.

Intervista su La sindrome di Proust:

Come nasce il personaggio di Aurelio Armato? 

Aurelio Armato è un omaggio all’Ariel armato dannunziano, nome scelto dal poeta durante le incursioni aeree che compiva durante la Prima guerra mondiale. È un personaggio che, come evoca l’omaggio, è aereo, fatica a stare con i piedi per terra e soprattutto ha la guerra in casa, dentro di sé. Originario di Triora, piccolo borgo del ponente ligure famoso per la Caccia alle streghe, militare di carriera poliziotto e poi commissario, ha sempre cercato nella divisa un modo per tenere insieme i pezzi, partecipando ai più importanti conflitti armati del nostro tempo recente dal primo conflitto del Golfo in poi. È un personaggio che ho sentito necessario, un uomo complesso come gli altri dei quali ho scritto nei miei due precedenti romanzi, inserito però nella narrazione dinamica del thriller che mi ha permesso di giocare con un ritmo che Mozart definirebbe adagio-andante.

C’è qualcosa dell’autore in questo personaggio?

Bella domanda, non so se posso rispondere senza il mio analista. Sì, come in tutti i miei personaggi provo a dare forma a qualcosa di incompiuto dentro di me, a dargli una voce, una fisicità, degli affetti che immancabilmente tradisce, la possibilità di rimediare. Come Aurelio, senza le mie battaglie quotidiane, per citare Knausgard, sarei perso. A differenza sua, però, mi tengo stretta mia moglie e i miei figli per non andare in pezzi. I nomi di Thomas, Wendy e Sophia, che chi leggerà il libro troverà nel narrato, sono quelli dei miei bimbi e di mia moglie. Come Aurelio, inoltre, sono un ligure trasferitosi a Milano.

Perché un sequel?

La Sindrome di Proust è un sequel ma anche un romanzo a sé: l’idea condivisa con l’editore era che un personaggio come Aurelio fosse troppo bello, troppo umano da definirsi in un solo racconto, c’era molto da dire su di lui ancora e molto che potesse fare per divertire. Soprattutto casini. Avevamo ragione. Scrivere un libro con personaggi a me noti, inoltre, è stato come incontrare vecchi amici dei quali sai alcune cose e altre le scopri per via. Un’esperienza bellissima.

In Triora hai toccato temi importanti come la violenza di genere e il femminicidio: quale tema proponi in Proust? E che cos’è la Sindrome di Proust?

La sindrome di Proust è la nostra malattia del ricordo, dovuta a una memoria a volte troppo corta, altre volte rimaneggiata, spesso incoerente. Quest’anno mi sono regalato una lettura completa della Recherche proustiana e ho capito quanto un’opera come questa fosse fondamentale per il mio modo di intendere la vita, di sentirla; non è entrato nella mia psicologia, ne faceva già parte. Ne ha parlato persino Vasco Rossi in una recente intervista, dice che La Recherche gli ha salvato la vita: di certo, te la cambia. Non è un caso se molti studiosi avvicinano Proust e Einstein, facendo dell’opera dello scrittore francese una sorta di fisica quantistica del percepito; si parla di lui anche nelle neuroscienze, per quanto riguarda le sue anticipazioni sulla memoria involontaria, e in psicologia con, per l’appunto, la sindrome di Proust. Nel mio libro, uso la libertà del thriller per parlare delle ferite ancora aperte della mia terra in un volano ideale che, decollato dalla Terra Santa della Prima crociata, arriva fino ai giorni nostri sorvolando i cieli di giornate drammatiche come quelle del G8 o del crollo del Ponte Morandi. Ma parlo anche dei miti della Liguria e delle sue leggende, dal Graal alla presenza della Maddalena a Taggia.

Il sacro Graal è uno dei soggetti più raccontati nei libri o nei film: che cosa c’è di nuovo da dire?

Nulla. Il mio libro è una sorta di gioco dell’oca dove al centro non c’è il Graal, ma la sua ricerca e il bisogno di un mito sempre inarrivabile, incomprensibile come un trucco di magia del quale non vorremmo mai sapere come funziona. Per citare un altro ligure, il Graal per me è come quei gabbiani che nella poesia di Montale richiamano a un altrove sempre un passo più in là, così vicino ma mai avvicinabile, afferrabile. Siamo abituati a consumare e possedere, ma quale bellezza ha qualcosa che non possiamo avere? Questo per me è il bello di un mito come il Graal, il suo essere qui e lì, sempre, dai mille significati e dai mille volti, una chimera che ci spinge a cercare. Tanto quello che troviamo, poi, è sempre dentro di noi.

Che autore è Alex Venuto?

Un curioso, un lettore bulimico, un viaggiatore. Queste tre cose per me sono imprescindibili.

Oltre a scrivere, tieni anche un programma radio.

Alhambra è il mio orgoglio, un gioiellino che conduco ogni lunedì dalle 21 sulla radio www.bmradio.it, un programma ideato e pensato per autori e scrittori e che, in questi mesi, ha ospitato nomi di punta come Stefania Auci, Paolo Cognetti, Nicolai Lilin, artisti come Cisco e DjJad o speaker radiofonici come Don Cash. Un’esperienza umana arricchente, profonda, che mi sta permettendo di vivere un mio sogno, fare la radio, e di incontrare personaggi incredibili, intelligenze profonde, umanità sensibili.

Incontreremo Aurelio Armato in altre avventure?

Chi lo sa, adesso ho un po’ di mesi da vivere, prima di tornare a scrivere. Devo viaggiare molto e leggere molto, poi vedremo.

Non perdetevi quindi le nuove avventure del commissario Aurelio Armato (link) ambientate dopo i fatti di Triora, in uscita il 12 marzo proprio su BookTribu! Un caleidoscopio di esperienze ed emozioni lunghe una notte che porterà il nostro protagonista a fare i conti con la Storia di Genova e del piccolo paese di Taggia, custode di segreti, miti e leggende che si rifletteranno nella sua nuova indagine: la ricerca del Santo Graal.



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