I “MONDI PARALLELI” DI GIANLUCA MOROZZI

I “MONDI PARALLELI” DI GIANLUCA MOROZZI

Immaginatevi Bologna di sera. Pensate a un uomo solo che cammina in cerca di ispirazione. Poi provate a sbirciare nelle vie buie e nascoste. Se cercate bene, potreste riuscire a vederli. Sono i “folletti spara idee”, moderni cupido che si occupano di scoccare frecce letterarie destinate a ispirare chi ne rimanesse vittima. Se poi volessimo dare una fisionomia e un volto al fortunato passante, non potranno che essere quelli di Gianluca Morozzi.

Presidente della giuria del concorso nazionale BookTribu, curatore della collana BLACK-OUT, autore del romanzo Bob Dylan spiegato a una fan di Madonna e dei Queen e del racconto Creature di sabbia e di colla contenuto nella raccolta Si chiamerà Futura – Storie di cambiamenti e rinascita, Gianluca Morozzi è autore di circa quaranta romanzi e più di duecentocinquanta racconti. Per raccontare chi è si è reso disponibile al nostro circolo di lettura on-line.

Mercoledì 23 febbraio abbiamo passato un’oretta in sua compagnia. Completamente a suo agio nel ruolo di osservato speciale, Gianluca ci ha spalancato le porte del suo “mondo parallelo”, quell’universo fatto di personaggi incredibili e bislacchi che popolano la sua amata Bologna, come “i rimastoni”, persone che nonostante la non più verde età, mantengono abiti e comportamenti “rimasti” all’epoca della loro gioventù.

Nei suoi romanzi possiamo trovare vampiri, supereroi e squartamenti vari. Come diceva Hemingway, “Tutto ciò che devi fare è scrivere una sola frase vera. Scrivi la frase più vera che conosci.” Non importa che ciò che viene descritto sia reale, ma che sembri vero. Tanto più è accurato e realista, tanto più potremo difenderci da quel soggetto che Gianluca chiama “lettore gongolante”, colui che è sempre pronto a trovare un’inesattezza o imprecisione in ciò che scrivi. Insomma, anche se scrivi di vampiri, fallo come se esistessero davvero.

Una produzione così vasta e corposa comporterà un impegno costante e quasi stoico. Ma è lo stesso autore che sfata il mito poetico dello scrittore che crea di notte a ritmi forsennati distruggendo la propria vita sociale. Quando scrive Morozzi? La notte, dorme. La mattina è il momento del caffè e del risveglio. Poi arriva il pomeriggio, il lungo e produttivo pomeriggio. È in queste ore che le storie vedono la luce. Partendo da un inizio e da una fine ben chiari, il resto arriverà da sé, giorno dopo giorno. Due, tre mesi e il romanzo vede la luce.

Continua a raccontarci di sé, dice di amare e farsi ispirare da Pier Vittorio Tondelli, Paolo Nori, John Fante, Stephen King, ma anche e soprattutto dal mondo di Andrea Pazienza. Come lui, vorrebbe essere un autore non allineato, senza definizioni di stili ed etichette. Nella produzione di Morozzi trovano posto storie horror, splatter, comiche e fantastiche, d’amore e noir, facendone un autore eclettico e versatile che, come afferma, non crea così aspettative particolari nel suo pubblico, che da lui richiede semplicemente, un nuovo romanzo del “Moroz”.



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