Il sonnambulo sul tetto

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Il sonnambulo sul tetto

Il sonnambulo sul tetto (link) di Franco Foschi — una matrioska narrativa tra verità e menzogna.

Arriva da Bologna un noir che gioca con la struttura tanto quanto con i nervi del lettore. Il sonnambulo sul tetto di Franco Foschi è una storia dentro la storia: un avvocato che riceve una memoria dattiloscritta e, pagina dopo pagina, si trova invischiato in un racconto sconvolgente — tra infatuazione, sparizioni e un sottobosco cittadino che rivela una malavita volgare e pervasiva. Quello che in apparenza potrebbe sembrare il delirio di un mitomane si rivela invece un mosaico di verità inquietanti, fino a un colpo di scena finale che ricompone, con durezza e precisione, i pezzi di una vicenda che segna profondamente chi la legge.

Foschi costruisce la sua trama come una matrioska letteraria: il narratore-filo, un manoscritto ritrovato, lettere, pagine di quotidiani — materiali differenti che si incastrano e si rimontano per restituire uno sguardo plurale e deformante sulla città e sui suoi segreti. Bologna non è qui solo sfondo: diventa palcoscenico vivo, dove il centro convive con periferie industriali e dove la normalità mostra rapidamente le crepe sotto il “bellissimo tappeto”.

«Del resto sono io che fin dal mio arrivo in questa città non ho mai smesso di cercare lo sporco sotto lo splendido tappeto che ti stende davanti.»

La forza del romanzo sta nell’alchimia tra la tensione noir e l’esercizio sperimentale di stile: Foschi non rinuncia all’intrattenimento del giallo, ma lo piega a una ricerca di verità più profonda — personale e sociale — dove la scomparsa di una (o due) persone diventa il pretesto per interrogare i lettori su quanto sono disposti a sapere e a sopportare.

Il sonnambulo sul tetto è pubblicato nella collana Polar di BookTribu: un noir che privilegia l’intelligenza della costruzione narrativa e la voglia di sorprendere con percorsi deviati, pur conservando una scrittura comunicativa e appassionata. Un libro pensato per lettori curiosi, amanti delle narrazioni irregolari e degli intrecci che non lasciano scampo.

“La speranza è quella di trovare lettori curiosi, amanti dei percorsi insoliti, delle narrazioni irregolari e stimolanti.” — Franco Foschi

Gianluca Morozzi, scrittore e curatore della collana I RITROVABILI, ha intervistato per noi l’autore.

Ciao e benvenuto in BookTribu. Ci vuoi raccontare la genesi di questo romanzo?

La genesi di un romanzo è sempre un po’ misteriosa. In questo caso un mio amico avvocato mi raccontò di avere ricevuto una lunga memoria da un potenziale cliente, a lui sembrava uno sbarellato, raccontava una storia folle però con una sua verosimiglianza, cliente che soprattutto non si fece mai più vedere né trovare. In quel tempo avevo voglia di fare qualcosa di un po’ diverso dal solito, e una lampadina mi si accese tipo Archimede Pitagorico negli albi di Topolino. Eccola qua l’idea, e si parte. Poi arrivò il “qualcosa di diverso”, voglia di fare contaminazione di linguaggi, di inserire pagine di giornale, di appiccicare alla trama lettere a istituzioni realmente esistenti o realtà industriali fittizie, sempre con un occhio alla malavita della nostra città. Così la costruzione si è trasformata in una specie di matrioska letteraria, con una storia che contiene una storia che contiene una storia… In sintesi tutta la mia voglia di uscire dalle forme tradizionali di narrativa si è realizzata, in una forma che io, e la mia illustre prefatrice, troviamo comunque coerente. E allora VIVA!

Città come Bologna hanno una grande tradizione nella storia del giallo e del noir, essendo state usate come sfondo per tanti celebri autori da Loriano Macchiavelli in poi. Ci racconti l’ambientazione del tuo romanzo?

Nel mio romanzo si parte in pieno centro e ci si rimane parecchio, ma si smargina talvolta nelle periferie industriali, e poco altro. Il centro del racconto è qui (in corsivo please, n.d.a.). Uno dei protagonisti principali del romanzo è il Parco Zanardi, a Casalecchio…Poi la trama ci porta in un esplosivo finale ad un evento in una capitale europea… ma stop, che non mi venga spontaneo cadere in un auto-spoiler…

Pensi che il noir, come si dice da più parti, possa essere un modo efficace e immediato per veicolare denunce sociali?

Il noir è l’espressione di un disagio, quindi è per definizione perturbante, e che il turbamento sia sociale o personale ne rimane l’espressione principe. Anche in questo romanzo, che porta comunque a una crisi personale e alla sua, diciamo così, redenzione, c’è comunque la malavita della nostra città, il malaffare, il torbido, quindi è chiaro che il disagio sociale ci pulsa dentro – come vale più o meno per tutti gli scrittori di noir.

Progetti futuri?    

In un vecchio film c’è una battuta lanciata a una artista, “se smetti non hai mai cominciato”. Quindi progetti ce ne saranno sempre, almeno finché non uscirò da casa mia a piedi in avanti. Tanto più che una sera uno scrittore, a una domanda del pubblico, rispose “il romanzo migliore non è mai l’ultimo, è il prossimo”. Il mio prossimo libro, se andrà a buon fine, sarà esemplare della mia produzione, che è sempre stata metà gialla/noir/poiliziesca e metà no: il prossimo apparterrà a questa ‘metà no’.

Grazie a chi mi ha letto in questa intervista, per la pazienza!

Ringraziamo Gianluca Morozzi per la sua intervista. Buona lettura con Il sonnambulo sul tetto (link)!



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