Fino all’estremo

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Fino all’estremo

Ci sono romanzi che non cercano di rassicurare, ma di dire la verità. Fino all’estremo (link) di Caterina Golia è uno di questi: un libro che entra senza filtri nel territorio fragile e spesso taciuto dell’ansia, dell’amore sbilanciato, della mente che ama e soffre allo stesso tempo.

Questo non è un romanzo sull’amore romantico, ma sull’amore quando diventa terreno instabile, quando si intreccia con una psiche ferita e con relazioni che promettono molto e restituiscono poco. È una narrazione che attraversa farmaci che non funzionano, uomini che amano a metà, professionisti che ascoltano solo entro certi confini, e una protagonista che lotta ogni giorno tra paura e desiderio, tra il bisogno di essere vista e la difficoltà di restare.

“Sono stanca di essere amata a metà, mai per intero…”

La scrittura di Caterina Golia è diretta, emotivamente esposta, attraversata da riferimenti letterari e musicali che non sono citazioni decorative ma coordinate esistenziali. Fino all’estremo dialoga apertamente con una tradizione di autori che hanno raccontato la vita senza sconti — da Pazienza a Tondelli — e lo fa restando radicalmente contemporaneo, immerso nelle dinamiche affettive e psicologiche di oggi.

Al centro del romanzo c’è una domanda che riguarda molti più lettori di quanto si voglia ammettere: come si combatte contro una mente invasa dall’ansia? E soprattutto, come si impara ad accettare l’aiuto giusto, al momento giusto, senza sentirsi sconfitti?

“Non è facile aiutare una mente malata di ansia, così come non è facile convincersi a farsi aiutare.”

Fino all’estremo è una storia di dolore, ma anche di ritorno alla vita. Un romanzo che nasce dall’esperienza personale dell’autrice e che diventa immediatamente collettivo, perché parla a chi ha amato troppo, a chi è rimasto, a chi avrebbe voluto andarsene e non ce l’ha fatta. Un libro necessario, onesto, che non offre soluzioni facili ma apre uno spazio di riconoscimento e di respiro.

Gianluca Morozzi, curatore dell’opera e della collana BLACK-OUT ha intervistato per noi l’autrice.

Ciao e benvenuta in BookTribu. Vuoi raccontarci com’è nata l’idea di questo romanzo?

Ciao, grazie per avermi accolta! L’idea di scrivere questo romanzo è nata da una forte esigenza interiore. Sentivo che quello che avevo da raccontare di profondamente mio era anche profondamente umano, condivisibile da chiunque. Mi sono guardata attorno, ho ascoltato le storie delle mie amiche ed ho capito che stavo scrivendo pensieri che erano anche i loro. Viviamo in un’epoca in cui è più facile avere un rapporto occasionale piuttosto che uno autentico e duraturo. Quando ho dovuto fronteggiare questo fenomeno sulla mia pelle mi sono sentita persa e usata, ma ho capito che non ero la sola. Perciò non ho scritto semplicemente la “mia storia”. Chiunque può ritrovarsi nella voce narrante, nei suoi pensieri, chiunque ha incontrato un Leo, un Vittorio e uno Stefano.

Il titolo richiama ovviamente l’opera di Andrea Pazienza, e nel romanzo troviamo vari riferimenti romanzeschi (Tondelli su tutti) e musicali. Quali sono le tue influenze in campo letterario, musicale, cinematografico…?

Ho avuto un periodo di folle amore nei confronti di Andrea Pazienza, e quando ho più o meno cominciato a capire quale piega stesse prendendo il romanzo ho scelto il suo “Fino all’estremo”. Mi sono da sempre affezionata ad autori che vivevano l’amore e la vita in modo drammatico e sempre pieno di passione, e quindi devo nominare lo stesso Pazienza, il poeta Vittorio Sereni, Gianni Celati e Sylvia Plath. Anche la musica ha un ruolo fondamentale nella mia vita, in particolare ho avuto un anno in cui ogni volta che volevo scrivere una poesia mi mettevo le cuffie facendo partire il concerto n. 2 per pianoforte di Rachmaninov. Un pezzo meraviglioso, malinconico, drammatico.

Visto che tanto te lo chiederanno di sicuro alle presentazioni: quanto c’è di te in questa protagonista e quanto c’è di inventato?

C’è moltissimo di me, ma mentirei se negassi la finzione. In certi momenti la protagonista ha avuto una forza che io non ho avuto, in certi momenti invece io avrei scelto di andarmene invece lei è rimasta. Ci sono tracce di me anche nei coprotagonisti uomini, perché molti dialoghi nella vita reale non ci sono mai stati. Allora ho provato a pensare a cosa mi avrebbero potuto dire in determinare situazioni, ho descritto scene che grazie a Dio non si sono mai realizzate e altre che avrei voluto vivere.

Progetti futuri? So che hai qualcosa in cantiere a livello poetico.  

In attesa di pubblicazione c’è la mia prima raccolta di poesie, ma nel mentre mi dedico a questo romanzo e alla mia vita privata.

Ringraziamo Gianluca Morozzi per la sua intervista. Buona lettura con Fino all’estremo (link)!



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