Chiedere è lecito

Chiedere è lecito

Chiedere è lecito (link) di Christian Marino — un libro che ci insegna a restare vivi chiedendo

In un’epoca che pretende risposte rapide e nette, Chiedere è lecito arriva come uno strappo gentile: non per mettere ordine, ma per restituire valore al dubbio. Christian Marino raccoglie seicentotrentuno domande, distribuite in undici luoghi emotivi, e le offre al lettore come piccoli impulsi di vita — brevi scosse che invitano a fermarsi, a respirare, a non avere fretta di capire tutto.

Non è un libro da consumare tutto d’un fiato né una mappa che conduce alla verità definitiva. È piuttosto un compagno per quei momenti in cui la curiosità diventa pratica quotidiana: si apre una pagina a caso, si lascia lavorare una domanda e si lascia che qualcosa dentro cambi, seppure di poco. A volte provoca, altre volte consola; sovente fa sorridere, qualche volta mette a disagio. Ma sempre — come suggerisce la retrocopertina — ci ricorda che “E se non fossero mai state le risposte quelle che cercavi? Non ti senti, a volte, più vivo mentre chiedi che mentre capisci?”

“Ammettere con noi stessi di non avere tutte le risposte — o addirittura che le risposte stesse non siano la cosa più importante — non è una resa al pessimismo. È riconoscere che l’esistenza ha più strati di quanti ne possiamo decifrare.” — Christian Marino

Chiedere è lecito non pretende di risolvere; apre invece un movimento: quello che compie una possibilità quando si schiude. È un invito a praticare la sospensione, a coltivare la domanda come atto di presenza — un piccolo esercizio di coraggio silenzioso in un mondo che corre. Da leggere a piccoli respiri, senza fretta, lasciando che ogni interrogativo faccia il suo lavoro dentro di te.

Laura Montuoro, curatrice dell’opera, ha intervistato l’autore per noi.

Da dove nasce l’idea di raccogliere seicentotrentuno domande in un unico volume: da un’intuizione o da un lungo lavoro di ascolto?

Da entrambi. C’è stata l’intuizione un po’ folle e un po’ infantile di scrivere un libro fatto solo di domande. Poteva limitarsi a essere una provocazione, ma più ci pensavo, più mi accorgevo che dietro quell’idea si nascondeva qualcosa di serio. Viviamo in un tempo in cui si pretende di avere risposte su tutto — immediate, chiare, definitive. E la cosa peggiore è che spesso accade che le riceviamo, superficiali e approssimative ma le riceviamo. Io invece avevo bisogno di restituire valore al dubbio, di riabilitare la curiosità, di ricordare che anche le domande, da sole, possono o potrebbero bastare, bastarci.

Le 631 domande sono arrivate in modo sparso e prima di un lavoro di ripulitura erano quasi mille. Alcune nate dentro conversazioni reali, altre da silenzi, altre ancora da momenti di crisi o di meraviglia. Ho imparato che quando si ascolta con attenzione — se stessi, gli altri, il mondo — le domande arrivano e si fanno strada da sole: e chiedono solo di essere scritte o pronunciate.

In questo senso, Chiedere è lecito è un mosaico di interrogativi raccolti lungo la strada: alcuni miei, altri che avrei voluto sentirmi porre, alcuni che mi sono stupito a leggere e che mai avrei  pensato di scrivere.

Cosa succede dentro di noi quando una domanda non trova subito una risposta — e perché vale la pena restare proprio lì, in quello spazio sospeso?

Succede che ci fermiamo. E in un mondo che corre ai centoottanta all’ora, fermarsi è già un atto rivoluzionario. Quello spazio sospeso è il luogo dove spesso nascono le intuizioni più vere: quando ancora non abbiamo deciso come rispondere, o non sappiamo proprio come farlo, a mio avviso siamo più vicini che mai a chi siamo davvero.

Quando una domanda resta sospesa, dentro di noi accade qualcosa di interessante: si crea un vuoto.  L’istinto e i nostri nervi ci dicono di colmarlo, siamo abituati a riempire subito ogni incertezza con una risposta, anche poco autorevole o traballante, pur di non restare nel dubbio. Ma è proprio in quello spazio del “non sapere” che si muovono le intuizioni, le trasformazioni, i cambi di direzione. È uno spazio scomodo, perché ci toglie l’illusione del controllo, ma è anche fertile: ci obbliga a guardare le cose da prospettive nuove.

Saper restare nel dubbio è una forma di coraggio, forse la più silenziosa. Non significa essere indecisi, ma accettare che il tempo della risposta non sempre coincida con quello della domanda. E in mezzo, in quell’intervallo, possiamo crescere, cambiare, comprendere meglio noi stessi.
Chiedere è lecito invita proprio a fare questo: a non avere fretta di capire tutto, imparando a sostare, a respirare nel mezzo, dove a volte si nasconde la verità più autentica.

In che modo sfogliare questo libro può trasformarsi in un piccolo esperimento di auto-scoperta quotidiana?

Credo che la scoperta di sé non passi sempre attraverso grandi gesti o profondi percorsi interiori. Spesso accade in modo più semplice, quasi quotidiano: una frase che ti colpisce, una domanda che non ti aspettavi, un pensiero che ti sorprende mentre lavi i piatti o sei in coda al semaforo.

Questo libro vuole essere un compagno di quei momenti. Puoi aprirlo a caso, leggere una sola pagina e — se sei disposto a non liquidarla in fretta — qualche domanda inizia a lavorare dentro di te. A volte risuona subito, altre volte resta lì quasi sepolta e germoglierà più avanti. È un esercizio semplice, ma potente: chiederti di più, anche solo per un minuto al giorno.

È un esperimento che ti invita a partecipare, a metterti in gioco, poco importa se è per rispondere mentalmente o per non rispondere affatto. Ciò che succede è che piano piano, senza accorgertene, inizi a conoscere meglio le tue paure, i tuoi desideri, le tue priorità. Può diventare una pratica quotidiana di consapevolezza, ma anche un gioco, un rituale di curiosità. Il libro funziona solo se il lettore ci mette dentro le ombre della propria vita. Senza di esse, resta un semplice elenco. Se invece lasciamo cadere le maschere, diventa un dialogo.

In fondo scoprire se stessi non è altro che imparare a farsi le domande giuste.

Se il lettore dovesse portare con sé solo una sensazione dopo aver chiuso il libro, quale speri che sia?

Mi piacerebbe che il lettore, in qualche modo, sentisse di aver fatto pace con la propria incertezza. La società ci vuole performanti, pronti, veloci, efficienti. Ma la verità è che la parte più viva di noi non abita nelle certezze, ma nelle domande che continuiamo a portarci dietro, quelle che non hanno scadenza.

Vorrei che chi chiude il libro avesse la sensazione, quasi fisica, di essersi tolto un peso: quello legato all’ossessione del trovare sempre la risposta giusta, che credo sia il più grande fraintendimento della vita adulta. E che magari le o gli restasse addosso anche un piccolo stupore: quello che provi quando scopri che alcune domande non ti chiedono di trovare subito una soluzione, ma solo di accettare di fermarti un momento ad osservarle. E se ti guardi intorno è palese che siete in dieci, cento, mille a porvi quelle stesse domande. E che non siamo soli e questo ci restituisce un po’ di tenerezza e amor proprio nei confronti di noi stessi.

Hai altri progetti in cantiere, Christian, che continuano — o magari ribaltano — questo percorso?

Forse … ma senza fretta. Sto accarezzando un’idea che mi mette addosso una strana combinazione di entusiasmo e timore. Dopo aver passato del tempo immerso nelle domande degli adulti, mi è venuta voglia di ascoltare chi le domande le costruisce in un modo completamente diverso: i bambini.
Hanno quella capacità disarmante di chiedere cose semplicissime che, però, smontano la logica presuntuosa di noi adulti in tre secondi. Non hanno filtri, non gli passa nemmeno per un attimo in testa che l’ingenuità sia qualcosa di cui vergognarsi. E proprio per questo arrivano dritti al punto.

Mi affascina l’idea di lasciarmi sorprendere dalla loro spontaneità quasi geniale.
I bambini formulano alcune delle domande più spiazzanti dell’universo: quelle che gli adulti non osano più fare, ma che tutti in fondo vorremmo ci venissero rivolte almeno una volta nella vita.

Vedremo. Vi terremo aggiornati!

Ringraziamo Laura Montuoro per l’intervista. Buona lettura con Chiedere è lecito (link)!



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