Bologna in fiamme

Bologna in fiamme

Vi presentiamo con grande orgoglio il primo romanzo della nuova Collana I RITROVABILI, curata dalla scrittrice Eliselle e dell’autore di questa meravigliosa opera Gianluca Morozzi.

I RITROVABILI è la collana che riporta alla luce romanzi amati, dimenticati o mai pubblicati, restituendo al pubblico storie preziose pronte a emozionare e riscoprire nuova vita.

Riscopriamo dunque insieme Bologna in fiamme (link). Vasco e Simon, ex compagni di scuola ormai lontani per vita e carattere, si ritrovano dopo vent’anni legati da un destino inatteso: un assassino misterioso colpisce chiunque graviti intorno al celebre regista Achille Cordova. Per sopravvivere dovranno unire le forze, superando rancori e diffidenze del passato.

Raccontiamo di più su questo romanzo attraverso l’intervista all’autore, condotta da Eliselle.

Specchi e doppi: Il romanzo mette in scena due figure speculari – Vasco e Simon – che incarnano fallimento e successo, frustrazione e gloria. Quanto questi personaggi sono concepiti come due lati della stessa medaglia?

Sono due persone che hanno condiviso tre anni di vita molto formativi nella vita di un adolescente (come dice Simon: Le scuole medie non finiscono mai) e poi hanno preso percorsi diametralmente opposti. Non c’entrano più letteralmente nulla l’uno con l’altro, ma ciò che li unisce è Achille Cordova, il regista per cui lavora Simon, pur non amando i suoi film, e idolo assoluto di Vasco, che i suoi film invece li adora. Trovarsi in pericolo di vita potrebbe far scoprire loro di avere anche tanti punti in comune, in realtà

Bologna e Hollywood: L’ambientazione oscilla tra il cuore ruvido e quotidiano di Bologna e il glamour artificiale di Los Angeles. Che ruolo hanno queste due città nel costruire la tensione narrativa e il contrasto tra illusioni e realtà?

All’inizio rappresenta la differenza nella vita dei due protagonisti: uno si lamenta dal suo orrendo bilocale di periferia di bologna perché non sa come pagare le bollette e perché è schiavizzato dalle anziane prozie, l’altro si lamenta perché gli hanno perso il tuxedo in un hotel di lusso di Los Angeles. Uno la notte degli oscar la vede su un televisore traballante, l’altro c’è dentro. Simboleggiano le grandi distanze che esistono tra i due personaggi a inizio romanzo.

Violenza e ironia: Il libro apre con scene forti, cariche di violenza, ma attraversate anche da un’ironia feroce. Come hai lavorato per bilanciare il tono noir con la leggerezza del sarcasmo?

Una volta ragionavo in modo più rigido: se scrivo Blackout uso solo violenza e orrore, se scrivo L’era del porco metto situazioni esilaranti e dialoghi comici. O uno o l’altro. Bologna in fiamme è uno dei primi romanzi in cui ho abbinato le mie due anime, come poi ho fatto in Dracula ed io o Che fine ha fatto la Neve?, in cui sono passato dal Woody Allen di Amore e guerra vs Match Point a quello di Crimini e misfatti. Come si abbinano orripilanti omicidi con un piccolo nerd con l’anello di Lanterna Verde e un padre che si è costruito una Batcaverna sui colli di Bologna? Si abbinano, si abbina tutto. Se esiste la pizza con la nutella, può esistere anche Bologna in fiamme.

Memoria e rancore: La storia di Simon parte dai traumi adolescenziali e dagli atti di bullismo subiti, che tornano a pesare sugli sviluppi della sua vita adulta. Credi che il romanzo racconti anche il potere distruttivo – e insieme creativo – dei ricordi?

Il caro Francesco Guccini, nella sua canzone Antenor, cantava “Quante volte per altri è vita quello che per noi è un minuto”. Gli eventi ricordati non sono gli stessi per chi li ha vissuti: dipende da che parte eravamo in quel momento. I ricordi delle scuole medie sono ben diversi per Vasco, che era il bullo, ma nemmeno un bullo serio, solo un cretinetto generico, che era il bullizzato. Ciò che per il primo era goliardia per il secondo era trauma.

Il metaromanzo e il cinema: Il manoscritto di Vasco (L’amaro destino di Duncan) diventa un simbolo di aspirazioni mancate e ossessioni personali. Quanto c’è di autobiografico nella riflessione sul rapporto tra scrittura, cinema e desiderio di riconoscimento?

Il mio mentore Bruce Springsteen cantava: “Con ogni desiderio arriva una maledizione”. E infatti Achille Cordova, che non ha mai avuto particolari riconoscimenti nella sua lunga carriera, nel momento in cui il riconoscimento arriva sotto forma dell’oscar riceve anche la più orribile delle notizie. Quindi, avendo in mente With every Wish di Springsteeen, non so se augurarmi di vincere il premio Strega con qualche futuro romanzo o di rimanere nella mia confortante nicchia.

Ringraziamo Eliselle per la sua intervista e vi auguriamo buona lettura con Bologna in fiamme (link)!



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