13 Mag La mia peggiore nemica
Una nuova autrice entra a far parte della community di BookTribu: Laura Zanerini presenta il suo libro La mia peggiore nemica (link), un’opera che affronta le complessità dell’essere donna.
In questa autobiografia, l’autrice affronta un viaggio interiore intimo e profondo, liberandosi dalla maschera delle aspettative altrui per poter finalmente guardare sè stessa con un sorriso autentico, fino ad arrivare alla consapevolezza che, spesso, siamo proprio noi le nostre peggiori nemiche.
Un libro che parla di lei, ma che appartiene a tutte.
Scopriamo questa nuova pubblicazione attraverso l’intervista all’autrice.
Ciao. Vuoi presentarti ai lettori di BookTribu?
Volentieri. Sono Laura. Donna in continua evoluzione, professionista caparbia e madre imperfetta che sta affrontando uno dei viaggi più complessi e, se vogliamo, tortuosi, ossia quello dentro sé stessa.
Ho studiato Lingue straniere, ho sempre nutrito una passione profonda per le relazioni interpersonali, affiancata dalla curiosità di scoprire culture diverse e riuscire a calarmi, senza troppe difficoltà e senza farmi influenzare dagli stereotipi che spesso incontriamo quando ci rapportiamo con usi e costumi diversi dai nostri.
Proprio grazie a questa mia predisposizione alle relazioni, grazie alla mia comunicatività, dopo anni di esperienza aziendale come commerciale estero, approdo alla formazione prima, al coaching poi.
Lavorare con le persone, per le persone, è il mio mondo perfetto, non perché non commetta errori, ne ho commessi e continuerò a commetterli. Perfetto perchè in aula riesco ad esprimere al meglio me stessa, riesco a sentirmi autentica e a sviluppare rapporti basati sull’empatia e l’ascolto.
Com’è nata l’idea di questo libro?
Più che un’idea è stata una vera e propria esigenza. Poco più di un anno fa ho perso mia madre.
Una perdita inaspettata, arrivata come uno tsunami che mi ha concesso di guardarmi dentro.
Quello che ho visto non mi è piaciuto. Mi sono resa conto che c’erano tante cose che avrei dovuto affrontare, mettere in qualche modo in fila. Così ho iniziato a scrivere qualsiasi cosa mi venisse in mente, in ordine sparso. Il rapporto con mia madre, il lavoro, l’amore, la maternità. Piccoli pensieri, senza badare troppo alla forma. Scrivevo ovunque, su post-it, in un taccuino, in fogli di recupero.
Poi mi sono ritrovata a creare dei collage, spostare i post-it, unire pensieri con frecce, evidenziare concetti e/o parole. Più componevo più vedevo un’immagine di me che reclamava la sua rivincita, il suo spazio. Più rileggevo i miei pensieri, più sentivo un nodo alla gola, come se la consapevolezza delle mie fragilità, dei miei condizionamenti non avesse aspettato altro, un evento non controllabile per spalancare una porta chiusa per troppo tempo. Dalla carta sono passata al PC e ho iniziato a comporre, ad ampliare concetti, ad applicare in qualche modo alcuni strumenti della mia professione per ritrovare, o forse trovare per la prima volta, me stessa.
L’emotività che le mie stesse parole mi muovevano mi ha fatto riflettere. Sono sempre la stessa persona, sto scrivendo di situazioni che ho vissuto in prima persona, perchè quindi mi emoziono così tanto? Perché un conto è girare la testa dall’altra parte ed aspettare che le situazioni passino, facendo quasi finta che non siano mai accadute, un conto è fissarle lì, su un pezzo di carta. Non si può più scappare, è ora di affrontarle.
Pensi che il libro possa essere utile ad altre donne (ma non solo)?
Assolutamente si. Partiamo dalle donne. Mi è spesso accaduto, in aula, di affrontare temi come l’autostima, il senso di colpa, la vergogna. L’alleanza che si veniva a creare era palpabile. Da perfette estranee diventavamo parte di un mondo che aveva la necessità di esprimersi, di poter manifestare i propri bisogni e trovare la chiave di lettura. Un episodio sopra a tutti mi ha colpito e porto ancora nel cuore. Durante quest’aula racconto brevemente il movente che mi stava spingendo a scrivere, ossia la perdita di mia madre. Vedo una partecipante con gli occhi lucidi, la stessa che a fine aula mi è venuta ad abbracciare ed ha condiviso con me il suo stato d’animo, ringraziandomi.
Quante donne stanno provando quello che sto provando io ma faticano ad esprimerlo, prima ancora a riconoscerlo a sé stesse. Ho iniziato a scrivere in terza persona, quasi per proteggermi, poi ho pensato che non sarei stata io, piena di dubbi ed incertezze che, nonostante ciò, non si vuole nascondere dietro a nulla. Ho pensato di parlare di me, di una donna che ancora donna matura e consapevole non è, per dare la possibilità a chi mi leggerà di potersi immedesimare, vedermi come una di loro che ha deciso di rischiare, di ammettere, di raccontarsi. La mia più grande soddisfazione sarà non di insegnare qualcosa ma di poter offrire degli spunti per guardarsi dentro, per riconoscersi e per migliorarsi, sempre.
Molto probabilmente questo libro verrà letto solo da donne, ma non escludo che anche un uomo, che abbia voglia di scoprire un mondo che a volte si dà per scontato, un mondo fatto di pensieri sovrapposti, ferite e rinascite, e ben 20.000 parole al giorno (ci sono varie ricerche a riguardo, con risultati diversi, pensando a me stessa ho scelto il numero più alto…), venga incuriosito dalla storia di donna come tante, con i propri sogni e le proprie delusioni. Una donna che è caduta varie volte, si è giudicata senza pietà e si è preclusa la possibilità (fino ad ora) di essere autentica con sé stessa. Magari proprio questa curiosità lo può portare a fare una domanda in più, ad avere uno sguardo diverso di fronte ad una chiusura, ad aprirsi di più per far sentire la propria compagna sempre più accolta.
Hai in programma nuove idee di scrittura?
Si, proprio queste ultime settimane mi hanno posto di fronte ad una sfida emotiva importante. Una sfida che può essere destabilizzante se non si trova dentro di sé la forza di respirare e ricostruirsi. Una sfida che ha il sapore del silenzio, dell’esclusione, dell’egoismo. Per chi, come me, tende sempre ad auto-sabotarsi, a pensare di essere sempre in difetto, a non essere mai abbastanza, il silenzio fa più rumore di un tuono, squarcia l’anima. Paradossalmente il silenzio può diventare un forte alleato per ascoltarsi e comprendersi. Quella battuta di arresto in un mondo protetto che è il dialogo con noi stesse.
Buona lettura con La mia peggiore nemica (link).