06 Mar Cosa resta di quegli anni Ottanta
Con il suo nuovo libro Cosa resta di quegli anni Ottanta (link), Cristiano Ercoli entra a far parte di BookTribu, un’opera ricca di ricordi e nostalgia, in cui gli anni Ottanta diventano i protagonisti.
In un testo dal taglio saggistico, l’autore riesce a catturare l’essenza di quel periodo straordinario, restituendo al lettore l’atmosfera di quegli anni indimenticabili che hanno segnato un’intera generazione.
Gianluca Morozzi ha intervistato per noi l’autore.
Il tuo libro è un viaggio a 360 gradi in tutto quel che sono stati gli anni Ottanta, tra sport, costume, musica, politica…come mai hai sentito il desiderio di raccontare questo particolare decennio?
Forse proprio il ricordo mi ha spinto a rivisitare questi anni. Un giorno ho visitato la mia soffitta e in una scatola delle scarpe ho trovato i biglietti dei concerti di Venditti, di Vasco e Dire Straits; ticket del treno di una gita con i compagni di scuola per i cento giorni dall’esame di maturità. C’erano anche i biglietti dello stadio di partite importanti a cui avevo assistito; la tessera plastificata degli internazionali di Tennis di Roma e tagliandi di discoteche frequentate in questi anni che avevo gelosamente conservato. Così, cercando altro, mi sono imbattuto in vecchi album di figurine dei calciatori e copertine di 45 giri. Insomma, un tuffo nel passato che mi ha incuriosito, attratto fino a scriverne per metter ordine a una serie di pensieri sparsi.
Ho pensato molto a quando avevo 20 anni e come li ho vissuti. Ancora oggi ne sento l’eco, roboanti e colorati, pieni di speranza per il futuro che promettevano tutto, ma che oggi, forse, hanno disatteso quei sogni. Naturalmente nella cantina dei ricordi quello della propria gioventù resta sempre il più vivace, sono anni in cui si vivono momenti indissolubili e densi. Bob Dylan ha detto: “Abbi cura dei tuoi ricordi perché non puoi viverli di nuovo”. In questo caso sono stato fortunato perché ho vissuto in anni davvero inediti e innovativi sotto ogni punto di vista, tanto che ancora oggi si parla degli anni Ottanta, sono gli anni più imitati, rimpianti, discussi e considerati e si imitano e si copiano.
Ho apprezzato molto il taglio non troppo nostalgico ma realistico. C’era comunque qualcosa di migliore, secondo te, negli anni Ottanta rispetto al presente?
Lo sguardo su questi anni, per chi come me li ha vissuti dall’interno, è sicuramente benevolo e forse eccessivamente indulgente, ma l’esplosione vitale e la rivoluzione culturale che proponevano hanno segnato il cammino del nostro Paese. Noi giovani avevamo aspettative e fame di futuro, voglia di vivere la nostra gioventù in modo diverso, fuori dagli schemi abituali, con canoni diversi da tutte le generazioni precedenti. Non c’era più una sola via, un solo modo di essere e sentirsi, ognuno poteva guardare al proprio futuro con i propri occhi seguendo i propri sogni e desideri.
Gli anni Ottanta hanno prodotto tanto, in ogni campo. Basti pensare alla musica, molte Band che si erano fondate già nel decennio precedente hanno successo in questo, ed esplodono definitivamente. Gli ’80 sono stati un decennio indimenticabile per la musica, un periodo in cui si sono mescolati generi, stili e tecnologie, dando vita a un panorama sonoro unico. Questo decennio è stato testimone dell’emergere di icone musicali che hanno lasciato un’impronta indelebile sulla cultura popolare e sulla storia della musica. Dalla nascita del pop elettronico alle radici del rock alternativo, passando per l’esplosione del metal e l’ascesa del hip-hop. Sono stati una fucina di innovazione e sperimentazione sonora. La musica si distingue oltre che per la sua grande varietà di stili, per l’uso crescente della tecnologia nella produzione musicale. Il rock si è diversificato in numerose sottocategorie, come il glam metal, il gothic rock e l’alternative rock, mentre il pop ha visto l’ascesa di artisti che hanno definito l’immaginario collettivo con le loro melodie orecchiabili e i loro look iconici. La nuova musica ha iniziato a prendere piede, segnando l’inizio di un fenomeno culturale che avrebbe influenzato profondamente le generazioni successive. Uno degli esempi è Michael Jackson. Con il suo album Thriller del 1982, vende oltre 50 milioni di copie dando il via a quel “Villaggio globale” profetizzato dal sociologo Marshall McLuhan. Il mondo intero canta, suona e balla al ritmo delle note di questo successo planetario.
Nel mondo finisce la “Guerra Fredda”; esplode una centrale nucleare; si tenta alla vita del Papa e dell’uomo più potente al mondo, il Presidente USA Ronald Reagan; crolla il Muro di Berlino; nelle nozze del secolo, il Principe Carlo sposa Diana Spencer; nasce il World Wide Web, annunciando il sovvertimento del futuro di cui oggi iniziamo a capire la portata.
C’è tantissimo sport, il calcio, certo, dalle sfide tra Juve e Roma e quelle tra il Milan di Sacchi e il Napoli di Maradona, ma anche molto sport internazionale. Ti sei documentato a lungo per cercare aneddoti e dettagli anche dimenticati?
Diciamo che la gestazione di questo libro è stata piuttosto complessa e lunga. Dall’idea iniziale alla stesura definitiva sono passati diversi anni, questo perché nasce come un libro di raccolta di mini-saggi di diversi autori. Infatti volevo raccogliere le dichiarazioni di colleghi e amici che potessero restituire con estrema veridicità i fatti sportivi che racconto. Avevo pensato di raccogliere le testimonianze dell’amico e collega Giampiero Galeazzi, che aveva seguito da vicino le squadre vincenti in quegli anni: Rino Tommasi vicino al Verona, per lo scudetto di Osvaldo Bagnoli; Oliviero Beha per lo scandalo scommesse, e vari altri personaggi per tutto il resto. La difficoltà di mettere insieme questi colleghi e personaggi mi ha invogliato a scrivere di persona il libro, così con una ricerca mostruosa ho cercato di ricostruire il complesso mosaico.
Ho passato giornate intere alla Biblioteca nazionale di Roma, presso l’emeroteca di diversi quotidiani e periodici, e al telefono per chiedere testimonianze dirette a calciatori e giornalisti. Inoltre, ho vagato nella rete alla ricerca di aneddoti, rarità, stranezze e indiscrezioni per aggiungere interesse a fatti e storie già conosciute. Poi ho ammassato troppe informazioni, fatti, descrizioni che un altro grande lavoro è stato quello di dover fare una cernita di tutto il materiale e scartare una grande quantità di notizie, curiosità e avvenimenti. La scelta di non descrivere e raccontare il decennio in modo cronologico è stata un’ulteriore difficoltà, in quanto le vicende si intrecciano e si ramificano come le radici di alberi contigui.
Hai in mente di scrivere qualcosa di analogo magari sugli anni Novanta?
Direi di no. Gli anni Ottanta sono il mio patrimonio genetico, la mia gioventù, al contempo il mio Nadir e lo Zenith. Altri decenni sono troppo vicini per essere ancora storia, non sono ancora ricordo perché non ne hanno le stimmate e io già troppo uomo per esserne travolto e stravolto.
Buona lettura con Cosa resta di quegli anni Ottanta (link).