18 Feb Che lingua parlano?
Cinzia Dezi, autrice di Qui non siamo al liceo classico, torna con un secondo romanzo che ci riporta ancora una volta tra le aule scolastiche e sempre al fianco della prof Aurelia Alessandrini.
Che lingua parlano? (link) è un nuovo ironico ma introspettivo racconto sulla vita dei ragazzi che popolano i banchi di scuola, le loro relazioni e il loro linguaggio quotidiano. Pubblicato per la collana BLACK-OUT, curata dallo scrittore Gianluca Morozzi.
Lasciamo i particolari all’intervista all’autrice, condotta da Gianluca.
Secondo capitolo delle avventure scolastiche di Aurelia Alessandrini e company: cosa deve aspettarsi chi ha letto il primo romanzo?
Chi ha già letto il primo romanzo deve aspettarsi alcuni cambi: la prof ha ottenuto il ruolo, quindi non insegna più, come da precaria, non troppo lontana da dove vive; deve, invece, raggiungere con vari mezzi la scuola (e solo il viaggio diventa una serie di peripezie a sé). E poi c’è il cambio più importante: l’Alessandrini non ha più a che fare con la sua classe di Adorabili, ma deve vedersela con i Meccanici e gli Sportivi, che le daranno un bel po’ di filo da torcere, come si dice.
Tutti i luoghi sono caratterizzati dal non avere un nome reale ma qualche invenzione linguistica che li definisce: come mai questa scelta?
È un po’ colpa di Anna Burns e del suo Milkman (romanzo strepitoso sui Troubles irlandesi degli anni Settanta, che però, ovviamente, aveva toni anche tragici, tratteggiati con la scrittura magistrale della Burns, che si è guadagnata il Man Booker Prize). Io ho rubato quel «suggerimento» e l’ho calato in un’atmosfera ironico-grottesca (simile al mio libro precedente).
Sono davvero così ricchi di spunti e di suggestioni i ragazzi di oggi, per quanto vaga sia questa definizione?
Sì, strepitosi in tutti i sensi, anche nel senso che producono molto strepito. Poi sono tutti diversi, caleidoscopici. L’Alessandrini ha cercato disperatamente di trovare una chiave d’ingresso, facendo breccia nel loro mondo, per generare in loro quella «sete inestinguibile di lettere dell’alfabeto» di cui parla Elias Canetti nel primo volume della sua autobiografia. È stata durissima e non credo possa dire di avercela fatta.
Avremo un terzo capitolo? O scriverai altro?
Il terzo (e ultimo) capitolo sarà, in realtà, un prequel: l’Alessandrini precaria, prof alle prime armi (ancora più inesperta che nel primo volume), ma con una smania disperata di filosofia da raccontare. Dopodiché, sì, ci sarà un cambio di soggetto, già in cantiere.
Buona lettura con Che lingua parlano? (link)