19 Nov Ritratto dell’artista da morto
Un nuovo romanzo prende posto nella collana BLACK-OUT, curata da Gianluca Morozzi. Ritratto dell’artista da morto (link) è la nuova opera di Marco Visinoni, un’opera intrisa di verità in un mondo di finzione. In un gioco di luci e ombre, la narrazione si muove attraverso gli occhi di più personaggi, figure immaginarie che popolano la nostra realtà e che, come tutti, sono alla ricerca di un posto al sole nel buio che li circonda.
Per non rivelare troppo, passiamo la parola al nostro autore, intervistato da Gianluca Morozzi.
Hai già una bella serie di pubblicazioni alle spalle… vuoi presentarti come scrittore ai lettori di BookTribu?
Scrivo da quando ho memoria, a partire dai racconti adolescenziali ispirati a quei tempi più ai film di Tarantino che alla letteratura. A vent’anni lessi Pynchon e mi folgorò: scrissi in tre mesi il mio primo romanzo, “Macabre danze di sagome bianche”, un delirio postmoderno che piacque a qualcuno e rimase indigesto a molti. Da lì in poi ho percorso strade più realistiche, con derive a volte surreali (“Il caso letterario dell’anno”) e a volte drammatiche, come nel caso del mio ultimo romanzo “Teatro Pereyra”, un viaggio all’inferno debitore della narrativa americana anni ’80.
Com’è nata l’idea di questo romanzo?
Martin Amis nel suo memoir “La vita da dentro” scrive che i romanzi nascono dalle angosce trascurate e a lungo custodite, e ho scoperto che vale anche per me. Se da ragazzo scrivevo sulle ali dell’eccitazione, negli ultimi anni mi sono reso conto che sono soprattutto storie cupe a cercarmi e a obbligarmi a scriverle. Questo nuovo romanzo affonda le radici in una fase dolorosa della mia vita personale; dalle sensazioni di quei giorni è nato un romanzo corale che parla di quando il buio ci avvolge e di come la luce trovi modo di riaffiorare.
Da dove vengono i personaggi che lo popolano? Fantasia, osservazione, altro…?
Uno dei protagonisti del romanzo è uno scrittore che non sa inventare e che avvicina le persone nei bar alla ricerca di spunti da raccontare. Mi affascina il concetto di scrittore privo di fantasia, come un manovale delle parole bisognoso di mettersi in moto, invece che un artista nella consueta accezione. Come per tutti i miei romanzi (e presumo per i romanzi di tutti), i personaggi sono mescolanza di realtà e finzione, persone che conosco e pura invenzione.
Progetti futuri?
La scorsa estate sono andato a piedi dal Mare Adriatico al Tirreno, percorrendo oltre 500 km attraverso il Centro Italia. Senza volerlo, sono tornato a casa con cinquanta pagine di appunti che ora giacciono imprigionati in un cassetto e battono i pugni per essere considerati. Non ho mai scritto un romanzo di viaggio, ma potrebbe essere la volta buona. Stiamo a vedere se accadrà.
Buona lettura con Ritratto dell’artista da morto (link).