01 Lug Io devo andare, io devo restare
È arrivato un nuovo romanzo in casa BookTribu sotto la collana RUN – pagine di viaggio.
Io devo andare, io devo restare (link), di Nunzio Festa, vi aprirà gli occhi sull’ignoto conosciuto, gli ideali che la mente crea e la rottura con la realtà immaginata. L’autore descrive i paesaggi della Liguria con lo sguardo di un passante, che attraversa realtà ed epoche di incredibile vivacità, trasportando il lettore in un vortice di ricchezza sensoriale, facendolo viaggiare.
La curatrice della collana, Eliselle, ha intervistato l’autore, consentendoci di conoscerlo meglio.
Una Liguria insolita, raccontata da uno “straniero”: quali sono gli elementi che a tuo parere spiccano agli occhi di chi non ci vive?
Innanzitutto il paesaggio, l’incontro sempre evidente fra la montagna ed il mare; poi il carattere schivo e rispettoso dei liguri, anche dei “foresti”, che magari dopo anni di permanenza in Liguria ancora sono considerati di fuori e, perfino loro, guardano ad eventuali nuovi arrivati alla stessa maniera.
Racconti luoghi che da secoli sono di confine, di passaggio, di scambio: cosa ti attira di questo aspetto?
Aderisco ogni volta ai territori. Ed i luoghi di margine, come appunto quelli di confine mi affascinano per come raccontano loro stessi intrecci di mondi e storie di donne e uomini che valicano le barriere geografiche.
Sei un autore che si muove spesso e volentieri: quanto questa tua caratteristica influisce sulla tua scrittura?
Io penso che il transito sia importante per conoscere, aiuta la conoscenza. Bisogna meravigliarsi costantemente, scoprire per provare a stupire chi legge.
Lunigiana magica, da scoprire, ma anche pericolosa, oscura: quale “versione” ti interessa maggiormente di questo e altri luoghi che racconti?
Preferisco pensare alla “Lunigiana magica” forse, ma senza pensare a incantesimi e riti, che pure si sentono ed affascinano. La “Lunigiana terra di margini” coi sui paesi spopolati e distanti, dove davvero ho visto ovviamente lo spaccio, il consumo, la tristezza e l’emarginazione e la stessa delle persone che organizzano attivitá commerciali nei posti piú isolati e di superba bellezza, di poetesse e posti, pittori, scrittori, critici, scultori di grande valore.
Il linguaggio che hai scelto per raccontare questa storia è diverso, colto, ed è ciò che ti rende riconoscibile: come
Ho deciso questa volta, ancora più del solito, di privilegiare il ritmo e la melodia nel testo per valorizzare, sperimentando, i contenuti, sia le vicende che i temi insomma.
Potete trovare Io devo andare, io devo restare sul nostro sito o grazie a questo link.
Buona lettura!