22 Giu Il giardino dei soli
Presentiamo la prima opera tra i romanzi finalisti del nostro 9° Concorso letterario nazionale che viene pubblicata da BookTribu.
Il giardino dei soli, di Massimo Pasini e Silvia Giorio; è in corso per la vittoria insieme ad altri 5 romanzi: vi invitiamo a leggere la nostra news I FINALISTI E IL CONCORSO COPERTINE – BookTribu. La cerimonia di premiazione è prevista per fine settembre 2024 e siete tutti invitati!
Ora, vorremmo farvi conoscere meglio gli autori di questo meraviglioso romanzo, e lo facciamo come di consueto con una intervista.
Com’è nata l’idea di scrivere questo romanzo a quattro mani?
Scrivere è il mio lavoro, anzi, il mio bellissimo lavoro, e Massimo aveva bisogno di qualcuno che scrivesse. Tutto qua. No, non è vero. Non è tutto qua, per niente, perché questa non è che la base da cui partire, quasi una piastra di fondazione, utilizzando una metafora vicina al lavoro di Massimo. Per quanto infatti essa, o il progetto, siano ben fatti, la bontà del risultato finale non è affatto garantita. Intervengono molteplici altri fattori. Succede così sempre, in tutto, anche in cucina per esempio: quante pietanze sono mediocri, insapori, pur contenendo ingredienti eccellenti? Fra chi racconta e chi scrive deve scattare un qualcosa di unico, intimo, quasi una magia. Conoscersi senza essersi mai visti prima, capirsi, rispettare i reciproci tempi … è dall’alchimia che nasce la bellezza del risultato. Scusa, sto divagando … per tornare alla domanda, l’idea di tradurre in parola scritta la storia di Olga è dunque partita da Massimo; quella di trasformarla in romanzo è invece mia. Quanto alle “mani”, sono state indispensabili tutte e quattro perché ciascuna di esse ha giocato il proprio, indispensabile, ruolo. Scusami se faccio una precisazione, doverosa: Massimo è una persona piuttosto schiva e, in ragione dell’intesa che fra noi è nata, mi ha delegata a risponderti anche per lui.
Come avete lavorato tecnicamente? I lettori sono sempre molto affascinati dalla scrittura a più mani.
Beh, diciamo che la risposta è nel romanzo stesso, nel rapporto fra Olga, la protagonista, e Giovanna, che, mettendo in atto una sorta di metodo socratico, maieutico, la induce al racconto. Per essere più precisa, abbiamo avuto una serie di incontri. Massimo – e questa è un’altra differenza da me – è molto schematico e meticoloso, per cui mi sono dovuta adeguare alla precisione e cadenza dei suoi tempi tecnici. In realtà al nostro primo incontro già aveva “vuotato il sacco”, passami l’espressione, ovvero raccontato gli elementi essenziali, i punti salienti, macroscopici, di questa complessa e intrigata vita. Dopo, nel tempo, una volta scattata quella magia di cui parlavo prima, sono riemersi i piccoli ricordi, quelli essenziali, … particolari senza apparente significato, episodi da nulla, frasi banali, un modo di muovere le labbra, una parola sfuggita, il gusto preferito di gelato, lo sguardo di un momento … è da queste piccolezze, da questi infiniti “nulla” che travalicano la memoria ma colonizzano l’inconscio, che i personaggi, da fantocci di carta e parole, diventano vivi.
Quello che i lettori di certo vorranno sapere è: cosa c’è di vero in questa storia, se qualcosa di vero c’è?
I più attenti noteranno la mancanza della frase di rito che attesta che l’opera, i luoghi e i personaggi appartengono alla fantasia. Non è una dimenticanza. La storia è in effetti vera. Almeno, lo è in tutta la parte che costituisce racconto, ricordo della protagonista, e che coincide con la testimonianza diretta e appassionata di Massimo. Non lo è invece relativamente a quello che nella vicenda costituisce il tempo presente, che è in realtà l’espediente per creare, dalla biografia, il romanzo. È una storia dura quella di Olga – il nome sì, è di fantasia – molto dura. Ma è anche, purtroppo, una storia troppo vera, troppo attuale, troppo tacitamente accettata e taciuta. Tocca molte debolezze e tarli della nostra società: la violenza di genere, l’immigrazione, il pregiudizio. E poi c’è la solitudine, quella subdola in cui spesso naufragano le vite dei vecchi e quella tormentata dell’anima, una solitudine che da apparente rifugio dalle delusioni si trasforma in una trappola popolata di fantasmi. Sì, è una storia vera, nella sua durezza e nelle sue debolezze, in cui molte donne possono intravedere la propria immagine riflessa.
Progetti futuri?
E qui mi ritocca parlare per Massimo … devo quindi precisare che, antecedentemente al nostro incontro, il mio coautore aveva già dato corpo alla storia di Olga attraverso una serie di dipinti, che peraltro entrano a far parte del romanzo stesso. Mi rendo conto che, detto così, è un po’ criptico: bisogna leggere la storia per capirlo. Questi quadri quindi, in concomitanza dell’uscita del libro, saranno oggetto di una serie di mostre ed esposizioni che Massimo curerà personalmente. Quanto a me, continuerò a cercare di realizzare il sogno di chi ha qualcosa che vorrebbe raccontare al mondo, o affidare al buio sicuro di un cassetto. Vorrei però realizzarne anche uno mio. Anticipo solo che sarà una sorta di omaggio d’amore ai miei animali, a tutti gli animali, e al percorso interiore che mi ha portato a compiere scelte di vita e a essere la persona che oggi sono orgogliosa di essere.
Buona lettura con Il giardino dei soli!