La rivincita del coyote

La rivincita del coyote

La nuovissima collana RUN – pagine di viaggio – curata dalla giornalista e scrittrice Elisa Guidelli-Eliselle – si arrichisce di un nuovo titolo di un autore ben conosciuto da tutta la community di BookTribu: Mattia Cuelli ci presenta La rivincita del coyote (link).

Mattia ha pubblicato con BookTribu altri 2 romanzi: La cagna e Edelweiss Hotel. Ora ci presenta un titolo decisamente diverso dai precedenti: esploriamolo insieme grazie all’intervista curata proprio da Eliselle.

Un romanzo on the road sulla mitica Route 66: quando nasce “La rivincita del coyote”?

Questo libro nasce sei anni fa, dopo aver letto L’era del Porco, di Morozzi, e aver riso talmente tanto da avere le lacrime agli occhi. In quel momento mi sono detto: Voglio provare a far ridere anche io, ma non avevo una storia, fino a quando non mi si è accesa una lampadina.

Ho deciso di unire la mia passione per gli U.S.A. e la voglia di scrivere una storia con cui la gente potesse ridere, ma ridere per davvero.

Forte di sei attraversate seguendo la Route66, e innamorato di quei posti (e credo che leggendo le descrizioni all’interno del libro la cosa arrivi), dopo aver letto i classiconi a riguardo, Hunter Thomas e Kerouak su tutti (anche se devo dire che parecchie idee me le ha solleticate pure Bukowski), ho buttato giù la storia.

Oltre alle avventure, una sorta di “guida” che tocca le bellezze e (diciamolo) le sòle della strada più famosa d’America: come hai scelto le location da raccontare?

Ho stilato un’ipotetica road map, come se davvero mi stessi preparando per percorrere una volta ancora la Mother Road. Ho cercato di dare la massima veridicità possibile, almeno per quello che riguarda il viaggio. Le tappe, che scandiscono i capitoli, sono state pianificate tenendo conto delle cose da visitare, del periodo di percorrenza, e ancora calcolando il tempo che i protagonisti avrebbero dovuto trascorrere in auto, bilanciandolo con quello che avrebbero dovuto avere a disposizione per visitarle, le tappe. Non avrebbe senso stare stipati in auto da mattina a sera e fermarsi solo per dormire. La 66 va vissuta, annusata, percorsa, visitata.

La cagna è un thriller, una revenge story cupa e totale, qui hai scelto un tono completamente diverso: lo fai per ispirazione o per divertirti?

Oltre a desiderio di provare a far ridere, c’è stata anche una buona dose di sfida. Cambiare completamente genere, ambientazioni, atmosfere e ritmo narrativo. Poi avevo ‘sti tre personaggi che mi davano il tormento, che volevano percorrere la 66… e comunque sì, mi sono divertito come un pazzo scrivendo questa storia.

Nel romanzo si trovano anche leggende e storie più “sottili” che compensano la “fisicità” delle vicende: sui fantasmi, sei un possibilista o uno scettico?

Ma non lo so nemmeno io, vado a giorni. O meglio, mi piacerebbe che esistessero, significherebbe avere la certezza che non finisce tutto con la morte.

Non ti chiedo a quale dei protagonisti ti senti più vicino (è meglio…), ma ce n’è uno a cui ti sei più affezionato?

Quello a cui ti sei affezionato tu, quello a cui si affezioneranno tutti, il Nano. Come si fa a non voler bene al Nano?

Ringraziamo Eliselle per la sua intervista. Buona lettura con La rivincita del coyote (link)!



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