MONICA VEGGIAN

Greyshark

4,9520,00

C’è un confine sottile che separa la tua paura dalla tua forza, che trasforma i tuoi limiti in risorse: quanto sei disposta a rischiare per varcare quel confine?

L’autrice: “Questo libro è davvero una sorta di thriller noir con tratti gialli, sfumato con un po’ di rosa e con un po’ di rosso. Non è un trattato scientifico, non cita nomi di farmaci, integratori o di terapie: il riferimento all’A.P.S. cistite.info lo noterete solo se lo saprete cogliere: se lo vorrete cogliere. Non è obbligatorio.

Potete concentrarvi sulla trama del libro, ma potete anche osservare i personaggi.

Nessuno di loro è un eroe. E Anna, la protagonista, lo è meno di tutti: una donna fragile, incapace di relazionarsi con il mondo esterno, chiusa a riccio nella comfort-zone di un appartamento nel quale vive sola, circondata dai suoi fantasmi; assorbita da un lavoro che non la soddisfa. Vessata da un uomo che la usa, dal quale si lascia usare. Angosciata da una patologia che a tratti la perseguita e poi sembra liberarla: la vulvodinia. Anna può essere solo la protagonista di un romanzo giallo, o può essere anche un’associata dell’A.P.S. cistite.info: Anna può essere una di noi. Ma chiunque ella sia, il libro segue il suo corso, la trama è incalzante e Anna deve lottare per sé stessa, per la propria vita. Deve scegliere se lasciarsi sopraffare da un nemico forse meno subdolo della sua patologia, o se vuole combattere. Anna deve far luce nel turbinio di eventi che scombinano ogni routine, ogni isolamento voluto o non voluto. Deve scontrarsi con amore e odio, con dolore e passione, con vita e morte.

Deve lottare. O scegliere di arrendersi.

No, il riferimento all’A.P.S. non è marcato: ma se una lettrice è anche “una di noi”, se una lettrice conosce la convivenza con una patologia forse imbarazzante, invalidante e di cui è difficile parlare … ecco, allora il riferimento questa lettrice lo coglierà. Perché Anna potrebbe essere lei. Perché lottare o arrendersi, alla fine, è una scelta individuale che spetta a noi: a noi che non crediamo di essere le eroine di un romanzo, ma forse un po’ lo siamo.

Siamo le protagoniste delle nostre scelte, immerse nel thriller un po’ noir, giallo e rosa della nostra vita. Fragili forse, ma combattive. Sempre.”

Formato : cartaceo
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Sinossi

La vita di Anna, psicologa concentrata solo sul lavoro e null’altro, scorre in maniera sterile, vuota, scandita da ritmi e abitudini routinarie.
Chi può avere interesse a fare irruzione in casa sua, peraltro senza rubare nulla?
Chi è interessato a scoprire i dettagli di un modesto appartamento nel quale la donna ha costruito il proprio rifugio?
E perché quel luogo è un rifugio? Da quali fantasmi Anna si nasconde?
Vicino seppur lontano da lei, il Maresciallo Di Salvo si rivela un amante occasionale e distratto, in grado di aiutarla a capire cosa sta succedendo o forse al suo fianco per qualche oscuro motivo.
Ambientato fra Padova e i Colli Euganei, con scorci di una Soave notturna e magica nel silenzio della notte, assistiamo a una partita di scacchi nella quale i pezzi si muovono alla rinfusa senza seguire le regole del gioco: ma alla fine lo scacco matto arriva.
Un thriller psicologico nel quale emergono le insicurezze, le paure, le clandestinità; nel quale nessuna certezza è certezza, e tutto potrebbe essere il contrario di tutto.

Illustratore Copertina

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cartaceo, mobi

Recensioni (2)

Recensioni

  1. Giulia Vogliotti

    «𝐏𝐫𝐞𝐧𝐝𝐬 𝐬𝐨𝐢𝐧 𝐝𝐞 𝐭𝐨𝐢». 𝐀𝐛𝐛𝐢 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐞 📖
    “Greyshark” è la prima opera di Monica Veggian edita da BookTribu. Si tratta di un romanzo capace di tenere il lettore incollato alle pagine e con il fiato sospeso in una suspense che si fa via via sempre più intrisa di attimi, dettagli, sospetti, sensi di colpa, fiducia, sfiducia emozioni e sensazioni.
    Già, sensazioni: proprio quelle che fanno sentire la psicologa Anna apparentemente al sicuro tra le mura domestiche, dove lei vive sola in ottima compagnia di sé stessa, senza neppure un gatto. Ama prendersi cura di sé, infatti, nella sua routine non manca mai il desiderio di camminare scalza per casa così da sentire il marmo fresco sotto i piedi, le docce bollenti e lo smalto color fragola, il suo preferito.
    Sono parte di lei anche i viaggi in treno da Padova a Bologna. Pertanto, afferma: 𝑖𝑙 𝑡𝑟𝑒𝑛𝑜 𝑚𝑖 𝑟𝑖𝑙𝑎𝑠𝑠𝑎. 𝐴𝑚𝑜 𝑜𝑠𝑠𝑒𝑟𝑣𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒, 𝑙𝑒 𝑒𝑠𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖; 𝑐𝑎𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑠𝑐𝑜𝑟𝑐𝑖 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑣𝑒𝑟𝑠𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖, 𝑠𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑖, 𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑖.
    Tuttavia, nella Padova 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑎𝑜𝑡𝑖𝑐𝑎, 𝑚𝑎 𝑎𝑣𝑣𝑜𝑙𝑔𝑒𝑛𝑡𝑒 contornata da 𝑐𝑖𝑜𝑡𝑡𝑜𝑙𝑖 𝑑𝑖 𝑝𝑜𝑟𝑓𝑖𝑑𝑜 𝑒 𝑔𝑖𝑎𝑟𝑑𝑖𝑛𝑖 𝑖𝑚𝑚𝑒𝑛𝑠𝑖 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑜𝑠𝑡𝑖 𝑑𝑖𝑒𝑡𝑟𝑜 𝑎 𝑒𝑛𝑜𝑟𝑚𝑖 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜𝑛𝑖 𝑖𝑛 𝑙𝑒𝑔𝑛𝑜, Anna preferisce spostarsi camminando. In quei momenti 𝑟𝑖𝑒𝑠𝑐𝑒 𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑎 𝑛𝑢𝑙𝑙𝑎, mentre osserva tutto intorno a sé: 𝑙𝑒 𝑓𝑖𝑛𝑒𝑠𝑡𝑟𝑒 𝑖𝑙𝑙𝑢𝑚𝑖𝑛𝑎𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑝𝑎𝑙𝑎𝑧𝑧𝑖, 𝑙𝑒 𝑏𝑖𝑐𝑖𝑐𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑟𝑢𝑜𝑡𝑎 𝑚𝑎 𝑐ℎ𝑖𝑢𝑠𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑙𝑢𝑐𝑐ℎ𝑒𝑡𝑡𝑜; 𝑖 𝑔𝑖𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑛𝑜 𝑎𝑐𝑐𝑎𝑛𝑡𝑜.
    Anna, che vive delle sue abitudini senza mai avere una “virgola fuori posto”, un giorno si accorge che qualcosa in casa sua non va, qualcuno è passato di lì. Strano, perché lei solitamente non invita ospiti. Tutto sembra essere in ordine, ma sono le piccole cose che fanno la differenza, quel dettaglio a cui nessuno – eccetto lei – farebbe caso: una vite trovata a terra, una stupida e insulsa vite. Possibile? Sì, è un dato oggettivo, è un fatto evidente, considerando che prima di uscire di casa aveva lasciato tutto perfettamente in ordine. Peccato che, qualcosa di imperfetto, lì c’era eccome: una presenza nell’assenza. Sì, quella presenza c’è stata, eppure non la nota in maniera evidente, plateale.
    Qui il mistero si infittisce: da questo momento in poi chi scombinerà l’esistenza (e la timidezza) di Anna, sarà il maresciallo Enrico Di Salvo.
    Una presenza non da poco, non scontata, che porta Anna ad ammette: 𝑑𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑙𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑜 𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑓𝑒𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑟𝑖𝑣𝑎𝑙𝑢𝑡𝑎𝑡𝑎, 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑖𝑛𝑜 𝑖 𝑚𝑖𝑒𝑖 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑖. 𝐸𝑛𝑟𝑖𝑐𝑜 ℎ𝑎 𝑠𝑎𝑛𝑎𝑡𝑜 𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑙𝑖𝑡𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑚𝑒 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑎, 𝑐𝑜𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜. 𝑀𝑖 ℎ𝑎 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑙𝑎 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑜𝑠𝑡𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜, 𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑐𝑖 𝑠𝑖 𝑡𝑜𝑟𝑛𝑒𝑟𝑎̀ 𝑎 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑜𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒.
    È anche vero, però, che l’uomo dagli occhi azzurri 𝑛𝑜𝑛 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑑𝑒 𝑚𝑎𝑖 𝑢𝑛 𝑏𝑎𝑐𝑖𝑜, 𝑙𝑜 𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒. 𝑁𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑚𝑎𝑖 𝑏𝑎𝑐𝑖, 𝑖 𝑠𝑢𝑜𝑖, 𝑚𝑎 𝑓𝑜𝑟𝑚𝑒 𝑑𝑖 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑒𝑠𝑠𝑜. 𝐸𝑠𝑒𝑟𝑐𝑖𝑡𝑎 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑖𝑛𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑏𝑎𝑐𝑖𝑎.
    In tutta questa vicenda, comunque, Enrico diviene colui che fin da subito rimane emotivamente troppo coinvolto nelle dinamiche, quasi fosse il salvatore di Anna – ma lo sarà davvero? – Una cosa è certa: mentre un uomo biondo dagli occhi verdi e dall’accento francese le domanda: «𝑇𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑜𝑟𝑎 𝑣𝑎 𝑏𝑒𝑛𝑒?»: Anna pensa che è 𝑠𝑡𝑎𝑛𝑐𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑎𝑝𝑖𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑏𝑎𝑠𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑡𝑜𝑛𝑜, 𝑑𝑒𝑙 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑠𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑜, 𝑑𝑒𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑚𝑜𝑣𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑐𝑖 𝑒 𝑠𝑜𝑝𝑟𝑎𝑡𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑠𝑐𝑖.
    Adesso, l’unica cosa sicura che le rimane è l’agenda nella quale si susseguono i nomi – e le voci – delle pazienti che fanno parte del suo “gruppo di salvezza”: 𝑖 𝑚𝑖𝑒𝑖 𝑎𝑛𝑔𝑒𝑙𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑒, 𝑟𝑎𝑔𝑎𝑧𝑧𝑒, 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑎 𝑎𝑝𝑝𝑒𝑛𝑎 𝑎𝑑𝑜𝑙𝑒𝑠𝑐𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑎 𝑛𝑜𝑛𝑛𝑎. 𝐷𝑜𝑛𝑛𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑚𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒.
    In un futuro non troppo lontano, anche lo studio della psicologa verrà contaminato da una nuova paziente che spiegherà alla Dottoressa di chiamarsi 𝑀𝑎𝑟𝑖𝑠𝑜𝑙, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒̀ 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑑𝑟𝑒 𝑒̀ 𝑠𝑝𝑎𝑔𝑛𝑜𝑙𝑎, «𝐶𝑜𝑙𝑒𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑡𝑎 𝑖𝑛 𝑠𝑜𝑙𝑖𝑡𝑢𝑑𝑖𝑛𝑒» 𝑝𝑟𝑒𝑐𝑖𝑠𝑎 𝑟𝑖𝑑𝑒𝑛𝑑𝑜, 𝑞𝑢𝑎𝑠𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑙’𝑒𝑡𝑖𝑚𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑛𝑜𝑚𝑒 𝑠𝑖𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑝𝑒𝑐𝑖𝑒 𝑑𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑐𝑜 𝑎 𝑐𝑢𝑖 𝑒̀ 𝑎𝑏𝑖𝑡𝑢𝑎𝑡𝑎 𝑎 𝑔𝑖𝑜𝑐𝑎𝑟𝑒.
    Per il resto, al lettore è data l’opportunità di scegliere da che parte stare tra illusione, realtà, improvvisazione, rovesci della medaglia e bugie sussurrate proprio da chi non sa mentire, quando si tratta di vita o di morte.
    Monica arriva al lettore in maniera chiara, nitida, trasparente; racconta una trama che prende forma strada facendo, man mano che si sfogliano le pagine, così da aiutare il lettore a unire i puntini.
    La Veggian con il suo stile elegante e delicato fa compiere ai suoi personaggi un gioco di ruoli straordinario. Chi legge non rischia di confondere i ruoli e i nomi di chi prende la scena, come spesso avviene in quei thriller che contengono una fitta rete di vittime, carnefici e colpevoli laddove, a un certo punto, tra i tanti protagonisti dai nomi inglesi si fatica a mantenere l’attenzione nelle parti dialogate in merito a chi fa cosa durante il proseguo della narrazione.
    Monica Veggian, una scrittrice novella che è al suo primo libro – ci tengo a ribadirlo per non dimenticarlo – appare perfettamente a suo agio nella veste di autrice: scrive con disinvoltura e fa molto ben emergere, pur senza volerlo, che le parole sono il suo pane quotidiano: lei si “diverte” a raccontare ciò che la sua mente pensa, perchè è come se gli “attori” di questo libro esistessero veramente, talmente è brava a condurre il lettore sul piano di realtà.
    Ogni particolare descritto, probabilmente, è stato meditato a lungo durante le notti insonni, forse mentre sorrideva alla luna. Nulla accade per caso e tutto coincide con un nesso logico che fornisce al testo ancor più valore. Diventa arricchente e al contempo arricchisce lo “spettatore”, ovvero colui che sceglie di addentrarsi in questa scoperta letteraria.
    Se si guarda più da vicino Monica, un po’ come Anna, medita a lungo, rimugina sugli avvenimenti, sulle situazioni, sulle descrizioni, sulle sensazioni per colpire il lettore con stupore, meraviglia e sorpresa.
    M’immagino la Veggian prendere appunti veloci e frettolosi sui tovagliolini dei bar, o mentre cammina per strada e qualcosa la ispira; la colgo improvvisamente compiaciuta di aver avuto un’idea geniale nel momento in cui si trova a innaffiare le piante, manifestando a loro un inspiegabile gratitudine per la vita che rinasce, proprio come la sua creatura di cui è “madre”: il libro per il quale non ha esitato a cogliere l’attimo nel qui e ora. Carpe Diem!
    Questa scrittrice dall’animo sensibile e raro da trovare al giorno d’oggi, “fotografa” le scene che racconta, infatti, regala al lettore delle immagini mentali contornate di particolari minuziosi, descrivendo con maestria i paesaggi, i luoghi e gli odori percepiti da chi vive la storia.
    Sì, perché potenzialmente ciò che viene narrato potrebbe accadere veramente, non c’è nulla che possa renderlo esclusivamente da immaginare.
    Anzi, vi confido un segreto: tutte noi siamo una Anna che troppo presto si è lasciata andare tra le braccia di un Enrico che voleva tutto ad eccezione della nostra presenza. A seconda dei casi, potremmo ritrovarci a chiamare un Mirko per risolvere un problema difficile da decifrare…
    Monica ci invita a riflettere e a non agire impulsivamente, anche quando sembra essere l’unica alternativa possibile: “Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio” ci ricorda un noto proverbio.
    L’augurio più potente che Monica ci fa, a dirla tutta, è uno soltanto: mettiamoci a piedi nudi in giro per casa, facciamoci una doccia rilassante con i profumi che inebriano le stanze, indossiamo il nostro miglior vestito, una borsa a tracolla, uno smalto che ci piace tanto e andiamo incontro a quel Greyshark che, nel cuore della notte, sarà capace di sussurrarci all’orecchio: «𝘗𝘳𝘦𝘯𝘥𝘴 𝘴𝘰𝘪𝘯 𝘥𝘦 𝘵𝘰𝘪». 𝘈𝘣𝘣𝘪 𝘤𝘶𝘳𝘢 𝘥𝘪 𝘵𝘦.

  2. MARCO ORLANDI

    Un incipit perfetto, con l’intero primo capitolo dedicato alla caratterizzazione – particolarmente efficace – dei due personaggi principali: Anna, giovane psicologa ingenua e insicura, “una donna fragilissima travestita di false sicurezze, ottima guida per gli altri e pessima per se stessa”, e il maresciallo Enrico Di Salvo, poliziotto hardboiled (con un grado da carabiniere, tanto per aggiungere ambiguità ad ambiguità) di cui lei è innamorata pur essendo lui abituato a trattarla malissimo, interessato com’è – almeno in apparenza – soltanto a fare sesso dove e quando gli pare senza per nulla preoccuparsi dei sentimenti della propria partner. Ma Anna, nonostante tutto, è morbosamente attaccata a quell’amante dall’ingombrante virilità, che sembra capace soltanto di dominarla con atteggiamenti sgradevoli e sprezzanti, in considerazione del fatto che lui è l’unico uomo che sia mai riuscito a farle raggiungere la pienezza del piacere fisico.
    In realtà, quanto i due siano veramente come l’autrice li ha descritti nel primo capitolo e via via approfonditi nel prosieguo della storia si capirà solo alla fine, che porterà invero diverse sorprese al lettore.
    Intorno ad Anna ed Enrico si dipana un complesso e ambiguo intreccio poliziesco e, naturalmente, c’è anche un cattivo particolarmente interessante e spietato, impegnato da anni con Di Salvo in un confronto serrato che questa volta potrebbe addirittura concludersi – piuttosto che con la vittoria di uno dei due – con la sconfitta di entrambi. Oppure con un nulla di fatto, in vista di ulteriori scontri futuri.
    Un gioco crudele e sempre in bilico, in cui l’innocente Anna viene risucchiata e coinvolta senza capire perché e abilmente manipolata da tutti i principali attori della storia rivelandosi però capace, nel confronto finale, di mostrare inaspettate doti caratteriali che la porteranno a ritagliarsi una parte non secondaria nella risoluzione di una vicenda dalle molte ambiguità, in cui nessuno è veramente quello che sembrava essere.
    Gran bel romanzo davvero, oltretutto impreziosito da una copertina particolarmente evocativa. Mi ha appassionato sia per il modo in cui descrive il complicato e spesso contorto rapporto che lega i due personaggi principali sia per come è scritto, con uno stile secco ed essenziale da noir classico che tiene avvinto il lettore alle sue pagine e lo obbliga a divorare il testo per vedere come va a finire.

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176
pagine
Formato:
148x210
Rilegatura:
brossura
ISBN:
979-12-5661-074-7

    Recensioni

  1. Giulia Vogliotti

    «𝐏𝐫𝐞𝐧𝐝𝐬 𝐬𝐨𝐢𝐧 𝐝𝐞 𝐭𝐨𝐢». 𝐀𝐛𝐛𝐢 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐞 📖 “Greyshark” è la prima opera di Monica Veggian edita da BookTribu. Si tratta di un romanzo capace di tenere il lettore incollato alle pagine e con il fiato sospeso in una suspense che si fa via via sempre più intrisa di attimi, dettagli, sospetti, sensi di colpa, fiducia, sfiducia emozioni e sensazioni. Già, sensazioni: proprio quelle che fanno sentire la psicologa Anna apparentemente al sicuro tra le mura domestiche, dove lei vive sola in ottima compagnia di sé stessa, senza neppure un gatto. Ama prendersi cura di sé, infatti, nella sua routine non manca mai il desiderio di camminare scalza per casa così da sentire il marmo fresco sotto i piedi, le docce bollenti e lo smalto color fragola, il suo preferito. Sono parte di lei anche i viaggi in treno da Padova a Bologna. Pertanto, afferma: 𝑖𝑙 𝑡𝑟𝑒𝑛𝑜 𝑚𝑖 𝑟𝑖𝑙𝑎𝑠𝑠𝑎. 𝐴𝑚𝑜 𝑜𝑠𝑠𝑒𝑟𝑣𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒, 𝑙𝑒 𝑒𝑠𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖; 𝑐𝑎𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑠𝑐𝑜𝑟𝑐𝑖 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑣𝑒𝑟𝑠𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖, 𝑠𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑖, 𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑖. Tuttavia, nella Padova 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑎𝑜𝑡𝑖𝑐𝑎, 𝑚𝑎 𝑎𝑣𝑣𝑜𝑙𝑔𝑒𝑛𝑡𝑒 contornata da 𝑐𝑖𝑜𝑡𝑡𝑜𝑙𝑖 𝑑𝑖 𝑝𝑜𝑟𝑓𝑖𝑑𝑜 𝑒 𝑔𝑖𝑎𝑟𝑑𝑖𝑛𝑖 𝑖𝑚𝑚𝑒𝑛𝑠𝑖 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑜𝑠𝑡𝑖 𝑑𝑖𝑒𝑡𝑟𝑜 𝑎 𝑒𝑛𝑜𝑟𝑚𝑖 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜𝑛𝑖 𝑖𝑛 𝑙𝑒𝑔𝑛𝑜, Anna preferisce spostarsi camminando. In quei momenti 𝑟𝑖𝑒𝑠𝑐𝑒 𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑎 𝑛𝑢𝑙𝑙𝑎, mentre osserva tutto intorno a sé: 𝑙𝑒 𝑓𝑖𝑛𝑒𝑠𝑡𝑟𝑒 𝑖𝑙𝑙𝑢𝑚𝑖𝑛𝑎𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑝𝑎𝑙𝑎𝑧𝑧𝑖, 𝑙𝑒 𝑏𝑖𝑐𝑖𝑐𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑟𝑢𝑜𝑡𝑎 𝑚𝑎 𝑐ℎ𝑖𝑢𝑠𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑙𝑢𝑐𝑐ℎ𝑒𝑡𝑡𝑜; 𝑖 𝑔𝑖𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑛𝑜 𝑎𝑐𝑐𝑎𝑛𝑡𝑜. Anna, che vive delle sue abitudini senza mai avere una “virgola fuori posto”, un giorno si accorge che qualcosa in casa sua non va, qualcuno è passato di lì. Strano, perché lei solitamente non invita ospiti. Tutto sembra essere in ordine, ma sono le piccole cose che fanno la differenza, quel dettaglio a cui nessuno - eccetto lei - farebbe caso: una vite trovata a terra, una stupida e insulsa vite. Possibile? Sì, è un dato oggettivo, è un fatto evidente, considerando che prima di uscire di casa aveva lasciato tutto perfettamente in ordine. Peccato che, qualcosa di imperfetto, lì c'era eccome: una presenza nell’assenza. Sì, quella presenza c’è stata, eppure non la nota in maniera evidente, plateale. Qui il mistero si infittisce: da questo momento in poi chi scombinerà l’esistenza (e la timidezza) di Anna, sarà il maresciallo Enrico Di Salvo. Una presenza non da poco, non scontata, che porta Anna ad ammette: 𝑑𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑙𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑜 𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑓𝑒𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑟𝑖𝑣𝑎𝑙𝑢𝑡𝑎𝑡𝑎, 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑖𝑛𝑜 𝑖 𝑚𝑖𝑒𝑖 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑖. 𝐸𝑛𝑟𝑖𝑐𝑜 ℎ𝑎 𝑠𝑎𝑛𝑎𝑡𝑜 𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑙𝑖𝑡𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑚𝑒 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑎, 𝑐𝑜𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜. 𝑀𝑖 ℎ𝑎 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑙𝑎 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑜𝑠𝑡𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜, 𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑐𝑖 𝑠𝑖 𝑡𝑜𝑟𝑛𝑒𝑟𝑎̀ 𝑎 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑜𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒. È anche vero, però, che l’uomo dagli occhi azzurri 𝑛𝑜𝑛 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑑𝑒 𝑚𝑎𝑖 𝑢𝑛 𝑏𝑎𝑐𝑖𝑜, 𝑙𝑜 𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒. 𝑁𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑚𝑎𝑖 𝑏𝑎𝑐𝑖, 𝑖 𝑠𝑢𝑜𝑖, 𝑚𝑎 𝑓𝑜𝑟𝑚𝑒 𝑑𝑖 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑒𝑠𝑠𝑜. 𝐸𝑠𝑒𝑟𝑐𝑖𝑡𝑎 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑖𝑛𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑏𝑎𝑐𝑖𝑎. In tutta questa vicenda, comunque, Enrico diviene colui che fin da subito rimane emotivamente troppo coinvolto nelle dinamiche, quasi fosse il salvatore di Anna - ma lo sarà davvero? - Una cosa è certa: mentre un uomo biondo dagli occhi verdi e dall’accento francese le domanda: «𝑇𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑜𝑟𝑎 𝑣𝑎 𝑏𝑒𝑛𝑒?»: Anna pensa che è 𝑠𝑡𝑎𝑛𝑐𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑎𝑝𝑖𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑏𝑎𝑠𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑡𝑜𝑛𝑜, 𝑑𝑒𝑙 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑠𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑜, 𝑑𝑒𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑚𝑜𝑣𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑐𝑖 𝑒 𝑠𝑜𝑝𝑟𝑎𝑡𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑠𝑐𝑖. Adesso, l'unica cosa sicura che le rimane è l’agenda nella quale si susseguono i nomi - e le voci - delle pazienti che fanno parte del suo “gruppo di salvezza”: 𝑖 𝑚𝑖𝑒𝑖 𝑎𝑛𝑔𝑒𝑙𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑒, 𝑟𝑎𝑔𝑎𝑧𝑧𝑒, 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑎 𝑎𝑝𝑝𝑒𝑛𝑎 𝑎𝑑𝑜𝑙𝑒𝑠𝑐𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑎 𝑛𝑜𝑛𝑛𝑎. 𝐷𝑜𝑛𝑛𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑚𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒. In un futuro non troppo lontano, anche lo studio della psicologa verrà contaminato da una nuova paziente che spiegherà alla Dottoressa di chiamarsi 𝑀𝑎𝑟𝑖𝑠𝑜𝑙, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒̀ 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑑𝑟𝑒 𝑒̀ 𝑠𝑝𝑎𝑔𝑛𝑜𝑙𝑎, «𝐶𝑜𝑙𝑒𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑡𝑎 𝑖𝑛 𝑠𝑜𝑙𝑖𝑡𝑢𝑑𝑖𝑛𝑒» 𝑝𝑟𝑒𝑐𝑖𝑠𝑎 𝑟𝑖𝑑𝑒𝑛𝑑𝑜, 𝑞𝑢𝑎𝑠𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑙’𝑒𝑡𝑖𝑚𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑛𝑜𝑚𝑒 𝑠𝑖𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑝𝑒𝑐𝑖𝑒 𝑑𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑐𝑜 𝑎 𝑐𝑢𝑖 𝑒̀ 𝑎𝑏𝑖𝑡𝑢𝑎𝑡𝑎 𝑎 𝑔𝑖𝑜𝑐𝑎𝑟𝑒. Per il resto, al lettore è data l’opportunità di scegliere da che parte stare tra illusione, realtà, improvvisazione, rovesci della medaglia e bugie sussurrate proprio da chi non sa mentire, quando si tratta di vita o di morte. Monica arriva al lettore in maniera chiara, nitida, trasparente; racconta una trama che prende forma strada facendo, man mano che si sfogliano le pagine, così da aiutare il lettore a unire i puntini. La Veggian con il suo stile elegante e delicato fa compiere ai suoi personaggi un gioco di ruoli straordinario. Chi legge non rischia di confondere i ruoli e i nomi di chi prende la scena, come spesso avviene in quei thriller che contengono una fitta rete di vittime, carnefici e colpevoli laddove, a un certo punto, tra i tanti protagonisti dai nomi inglesi si fatica a mantenere l’attenzione nelle parti dialogate in merito a chi fa cosa durante il proseguo della narrazione. Monica Veggian, una scrittrice novella che è al suo primo libro - ci tengo a ribadirlo per non dimenticarlo - appare perfettamente a suo agio nella veste di autrice: scrive con disinvoltura e fa molto ben emergere, pur senza volerlo, che le parole sono il suo pane quotidiano: lei si “diverte” a raccontare ciò che la sua mente pensa, perchè è come se gli “attori” di questo libro esistessero veramente, talmente è brava a condurre il lettore sul piano di realtà. Ogni particolare descritto, probabilmente, è stato meditato a lungo durante le notti insonni, forse mentre sorrideva alla luna. Nulla accade per caso e tutto coincide con un nesso logico che fornisce al testo ancor più valore. Diventa arricchente e al contempo arricchisce lo “spettatore”, ovvero colui che sceglie di addentrarsi in questa scoperta letteraria. Se si guarda più da vicino Monica, un po’ come Anna, medita a lungo, rimugina sugli avvenimenti, sulle situazioni, sulle descrizioni, sulle sensazioni per colpire il lettore con stupore, meraviglia e sorpresa. M’immagino la Veggian prendere appunti veloci e frettolosi sui tovagliolini dei bar, o mentre cammina per strada e qualcosa la ispira; la colgo improvvisamente compiaciuta di aver avuto un’idea geniale nel momento in cui si trova a innaffiare le piante, manifestando a loro un inspiegabile gratitudine per la vita che rinasce, proprio come la sua creatura di cui è “madre”: il libro per il quale non ha esitato a cogliere l’attimo nel qui e ora. Carpe Diem! Questa scrittrice dall’animo sensibile e raro da trovare al giorno d’oggi, “fotografa” le scene che racconta, infatti, regala al lettore delle immagini mentali contornate di particolari minuziosi, descrivendo con maestria i paesaggi, i luoghi e gli odori percepiti da chi vive la storia. Sì, perché potenzialmente ciò che viene narrato potrebbe accadere veramente, non c’è nulla che possa renderlo esclusivamente da immaginare. Anzi, vi confido un segreto: tutte noi siamo una Anna che troppo presto si è lasciata andare tra le braccia di un Enrico che voleva tutto ad eccezione della nostra presenza. A seconda dei casi, potremmo ritrovarci a chiamare un Mirko per risolvere un problema difficile da decifrare... Monica ci invita a riflettere e a non agire impulsivamente, anche quando sembra essere l’unica alternativa possibile: “Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio” ci ricorda un noto proverbio. L’augurio più potente che Monica ci fa, a dirla tutta, è uno soltanto: mettiamoci a piedi nudi in giro per casa, facciamoci una doccia rilassante con i profumi che inebriano le stanze, indossiamo il nostro miglior vestito, una borsa a tracolla, uno smalto che ci piace tanto e andiamo incontro a quel Greyshark che, nel cuore della notte, sarà capace di sussurrarci all’orecchio: «𝘗𝘳𝘦𝘯𝘥𝘴 𝘴𝘰𝘪𝘯 𝘥𝘦 𝘵𝘰𝘪». 𝘈𝘣𝘣𝘪 𝘤𝘶𝘳𝘢 𝘥𝘪 𝘵𝘦.
    Giulia Vogliotti
  2. MARCO ORLANDI

    Un incipit perfetto, con l’intero primo capitolo dedicato alla caratterizzazione – particolarmente efficace - dei due personaggi principali: Anna, giovane psicologa ingenua e insicura, “una donna fragilissima travestita di false sicurezze, ottima guida per gli altri e pessima per se stessa”, e il maresciallo Enrico Di Salvo, poliziotto hardboiled (con un grado da carabiniere, tanto per aggiungere ambiguità ad ambiguità) di cui lei è innamorata pur essendo lui abituato a trattarla malissimo, interessato com’è – almeno in apparenza - soltanto a fare sesso dove e quando gli pare senza per nulla preoccuparsi dei sentimenti della propria partner. Ma Anna, nonostante tutto, è morbosamente attaccata a quell’amante dall’ingombrante virilità, che sembra capace soltanto di dominarla con atteggiamenti sgradevoli e sprezzanti, in considerazione del fatto che lui è l’unico uomo che sia mai riuscito a farle raggiungere la pienezza del piacere fisico. In realtà, quanto i due siano veramente come l’autrice li ha descritti nel primo capitolo e via via approfonditi nel prosieguo della storia si capirà solo alla fine, che porterà invero diverse sorprese al lettore. Intorno ad Anna ed Enrico si dipana un complesso e ambiguo intreccio poliziesco e, naturalmente, c’è anche un cattivo particolarmente interessante e spietato, impegnato da anni con Di Salvo in un confronto serrato che questa volta potrebbe addirittura concludersi – piuttosto che con la vittoria di uno dei due - con la sconfitta di entrambi. Oppure con un nulla di fatto, in vista di ulteriori scontri futuri. Un gioco crudele e sempre in bilico, in cui l’innocente Anna viene risucchiata e coinvolta senza capire perché e abilmente manipolata da tutti i principali attori della storia rivelandosi però capace, nel confronto finale, di mostrare inaspettate doti caratteriali che la porteranno a ritagliarsi una parte non secondaria nella risoluzione di una vicenda dalle molte ambiguità, in cui nessuno è veramente quello che sembrava essere. Gran bel romanzo davvero, oltretutto impreziosito da una copertina particolarmente evocativa. Mi ha appassionato sia per il modo in cui descrive il complicato e spesso contorto rapporto che lega i due personaggi principali sia per come è scritto, con uno stile secco ed essenziale da noir classico che tiene avvinto il lettore alle sue pagine e lo obbliga a divorare il testo per vedere come va a finire.
    MARCO ORLANDI

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