«Non sono tutti mostri. Alcuni credono davvero di proteggerci. O di proteggere il mondo da noi. Si chiedono: cosa succede all'arte, alla bellezza, all'amore umano se tutti diventano come noi? E se invece di evoluzione fosse solo... perdita?»
Ho scritto Il suono che divora come omaggio ai body horror e ai b-movie degli anni ’80, mescolando cinema di Tsukamoto, manga di Akira, l’estetica di Alien e la morbosità di Cronenberg, senza dimenticare l’ironia di Joe R. Lansdale. È un atto d’amore verso gruppi come Depeche Mode, The Cure, Joy Division, che hanno segnato la mia educazione sentimentale, e, a suo modo, un’opera filosofica che indaga l’identità, l’umano e il nostro rapporto con l’universo. Roberto Acerra