“Che io sia diventato, a 37 anni, una specie di Don Chisciotte, non giustifica i tuoi troppo frequenti errori di valutazione nei miei riguardi. Anche se ora sono un agnello, sono stato, per lungo tempo, un lupo cattivo.”
“Ormai è chiaro che Bologna è una città noir, gli autori che in questo senso la celebrano si sono già sbizzarriti nel de-costruirla come tale, agganciandosi alle tremende stragi politiche come la bomba alla stazione, o criminali tout-court come nel caso della furiosa Uno bianca, o semplicemente montando storie che non solo sembrassero verosimili, ma che spesso erano vere.
Travandomi spesso a scrivere libri di genere, e in particolare questo benedetto noir, avevo però voglia di scartare un po’ dal “solito” romanzo con pistole, botte, criminali incalliti, insomma vergogne di questa città. Volevo fare qualcosa di un po’ diverso, dove la tensione sì ci fosse, dove qualcosa di incerto, in questo caso la scomparsa di una/due persone, fosse un veicolo per attrarre, il magnetismo necessario all’entertainment del lettore, ma come essere/fare questo programmatico diverso? Allora ho pensato che la diversità dovesse essere nello stile, e nella tecnica – in qualcosa definibile con una parola che, almeno una volta, sembrava diffamatoria, e cioè sperimentale, ma che in fondo non lo è, perché è solo un modo di narrare diverso ma rimane narrare – sarebbe spettato a me riuscire a mantenere l’interesse, attraverso percorsi deviati dalla normale fluency. Così mi sono immaginato una specie di matrioska narrativa, una storia che contenesse una storia che contenesse una storia, e in più un montaggio (ah, e come mi piacerebbe che qualcuno lo definisse ‘sapiente’…) di materiali affatto diversi: il narratore e collante della storia che racconta nel futuro, un ‘manoscritto ritrovato’, lettere del mondo del lavoro e della società civile (la CGIL, la Casa delle Donne per non subire violenza), e col montaggio verosimile di vere pagine di quotidiani.
La speranza è quella di trovare lettori curiosi, amanti dei percorsi insoliti, delle narrazioni irregolari e stimolanti, pur nel rispetto di una scrittura che ritengo bella, comunicativa, accattivante, e sicuramente appassionata.
La sostanza è quella di avere costruito, con gli strumenti del “giallo” assemblati però in maniera insolita, una storia improntata alla ricerca di qualcosa di materiale, e cioè persone, ma anche di qualcosa di immateriale, come per esempio la verità, anche nelle sue più robuste necessità, e cioè quelle esistenziali. Spero che nessuno rimanga indifferente alla ricerca della verità, e delle proprie risposte.” Franco Foschi